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Formazione Esame di Stato Esperienze sull'Esame di Stato La mia esperienza all'Esame di Stato – sezione B
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Mercoledì, 18 Aprile 2012 23:05

La mia esperienza all'Esame di Stato – sezione B

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La mia esperienza all'Esame di Stato – sezione B
di Chiara Biraghi

E fu così che mi iscrissi all’università. Siamo sicuri che avessi ben chiaro cosa volessi fare della mia vita? La famosa frase “cosa fare da grande” (sempre che grandi si diventi!).

Bene, inizio ad affrontare lezioni ed  esami fino a che, un giorno, una docente pronunciò proprio queste parole “Studiate tanto e con impegno, che domani avrete l’Esame di Stato da superare!!”

Esame di Stato? Quindi dopo tutti gli esami dell’università, ancora un esame?

Non pensiamoci, mi dissi scuotendo la testa, arriverà fra qualche anno e… e mi ritrovo vestita elegante a discutere la mia tesi, che diventerà poi un libro.

Il tempo corre, corre in fretta, fateci caso.

Sono laureata ma, divisa fra il mio piccolo lavoro ed il dover decidere se dare o meno questo “gigantesco” esame.

Chiedo mille ed un parere, non saremmo studenti se non chiedessimo al vicino qualche informazione o suggerimento, peccato che siano tutti voci differenti, ed anche in questo caso, non ricevetti un suggerimento simile ad un altro.

Il mio relatore che mi aveva detto di proseguire gli studi in quanto in discussione c’era la riforma della professione, amici che mi dicevano di non sostenerlo perché tanto non c’è lavoro, professionisti che mi dicevano di darlo e completare il percorso.

Io? Io che mi dicevo altri soldi, altri sacrifici? E se non mi servirà? E se non lo passo?

I “se” ed i “ma” non portano lontano, però.

Lavoro e vedo i mesi passare ed i libri restare belli tranquilli dentro la libreria, soldati in attesa di marciare.

Perdo il lavoro e, non riuscendo a trovarne uno nel giro di un breve periodo, mi decido e mi iscrivo all’Esame di Stato all’Università Cattolica di Milano nell’anno 2011. Ebbene sì, una volta compilata la domanda ed inviato la raccomandata non si torna indietro, c’è solo da affrontare l’ultimo grande ostacolo ma, così – finalmente - potrai essere Assistente Sociale, iscritto all’Albo, con le carte in regola.

Studio, mi danno sui libri, mi accorgo di quante cose non abbiamo affrontato durante gli anni di studio, faccio ammattire amici e parenti, riti scaramantici ed infine arriva il giorno della prima prova.

Ho chiesto a tanti di darmi qualche indicazione e la più ricorrente era “se passi lo scritto sei a cavallo!”. Il resto è soggettivo, stai per compiere un passo che darà il via al tuo futuro, quindi, col senno di poi ed i consigli del mio grande amico Federico, posso dire: il giorno prima della prova scritta, divertitevi, non aprite libri, svagatevi. Cinema, un pub, un film, chiacchiere con un’amica, insomma non state sui libri crea solo più confusione.

Arriva il giorno, mi accomodo davanti ad una busta gialla con dentro una penna e dei fogli ed attendo il mio momento, “le luci saranno tutte per te” mi aveva scritto Federico.

E così è stato, viene estratta la prima prova, in un’ora e mezza devi darci dentro, sei tu contro il foglio bianco e devi avere la meglio.

Devi avere la meglio, non pensare a nulla, solo alla traccia del tema e seguirla. Una scaletta mentale (o scritta se il tempo lo permette) e riempire quel foglio.

Time! Il tempo è scaduto, consegnare le buste e fare una piccola pausa, dopo mezz’ora avremmo sostenuto la seconda prova, sì, tutto in una giornata, tolto il dente tolto il dolore.

Ed eccomi nuovamente di fronte ad una busta bianca che contiene un’altra penna ed altri fogli, gli unici alleati assieme al mio cervello. Si estrae la seconda prova e dopo la lettura si deve scrivere. Scrivo, scrivo mi guardo attorno e così anche quest’ora e mezza è passata. Esco dall’università ed accendo il cellulare. Troppi sms, ero stanca ed affamata un’amica mi invita a pranzo ed anche lì parliamo di questo esame, è un’ossessione, i giorni prima, durante ed i giorni successivi sono dedicati solo all’esame. Torno a casa, devo prendere il treno.

Che mi succede? Piango! Mi viene da piangere, ero così stanca e così sollevata che mi è bastata la nota di una canzone che mi piace particolarmente, per dar vita a quelle lacrime così calde ma così leggere.

Doveva passare una settimana ed avremmo avuto i risultati.

Quella settimana va vissuta come se non ci fosse un peso sul cuore, non passerebbe più, bisogna passarla come una settimana di vacanza, il cervello deve rilassarsi ed essere pronto per il secondo ed ultimo round. La prova orale e pratica.

Quando escono i risultati e si scopre di averlo superato si ha un misto di emozioni che è difficile da descrivere, io ho urlato, ho urlato forte e poi messo la musica ad alto volume, ero davvero felice. Da lì a due settimane ci sarebbero state le ultime due prove, gli orali.

Non si deve dare ascolto alle voci, lo ripeto, se lo avessi fatto l’orale sarebbe stata una passeggiata, mi dicevano “ti chiedono solo di commentare le prove, figurati!”. No, non tutti hanno commentato le prove, ma sono state fatte le domande più disparate: dal tirocinio, al codice deontologico, all’Ordine Nazionale, alle parole chiave del servizio sociale da commentare. A me hanno chiesto di immaginarmi assistente sociale ed avere di fronte una famiglia. Non aveva nulla a che fare con le due prove estratte (si possono visionare sia sul sito dell’università che sul sito Asit – Prove Esame di Stato).

La professoressa che mi esamina è tranquilla, è sorridente e soprattutto pacata. Ero agitata ma, quel sorriso e quella calma, sono arrivate anche dentro di me, che i quindici minuti di orale non li ricordo come se fossi alla gogna, anzi.

“Questa prova l’ha superata, complimenti, può andare dalla mia collega. In bocca al lupo per la professione!” Così mi congeda la docente e mi avvicino al banco della prova pratica, un caso di servizio sociale, prova temutissima, il libro sui casi risolti della professoressa Raineri letto e riletto, quasi consumato.

“Ti manca poco, ti manca davvero poco!” Mi ripetevo, ed arriva il mio turno. Mi accomodo davanti alla docente che mi invita ad estrarre un caso. La signora Milena è la mia prima utente, non ha una bella storia e soprattutto non sta molto bene fisicamente, insomma “signora Milena, insieme ce la faremo!”. E così inizio a discutere il caso che ho estratto (dopo aver fatto una breve scaletta scritta) sino a che la professoressa mi interrompe per lasciarmi andare con un “va bene, può andare!”. Ringrazio e sollevata (oramai!!) mi avvicino alla mia borsa con i sorrisi ed i complimenti dei – futuri – colleghi.

Ebbene sì, Esame di Stato superato. Un signor 46 me lo sono portato a casa, lo porto nel cuore, e come posso dire di non aver in mente quella signora Milena che sventuratamente ha trovato me sul suo cammino, chissà se le ho fatto una buona impressione?

A parte questo mio divagare, posso dire che per l’Esame di Stato si deve studiare, c’è una bibliografia ragionata sul sito di Asit ma, col senno di poi, ed avendo anche ascoltato i consigli di Federico, posso dire una cosa: bisogna godersi l’esperienza Esame di Stato.

Studiamo appunti, studiamo libri, ripetiamo e facciamo il nostro dovere, vogliamo anche permetterci di vivere a 360° gradi questo avvio di carriera professionale?

C’è agitazione, tanta paura soprattutto di fallire e deludere ma, l’importante è cercare di non perdere la lucidità e sfruttare la paura a nostro favore, ossia credere che quella paura sia sintomo di intenso studio e soprattutto convinzione di superare quell’esame ed essere – finalmente – Assistenti Sociali.

In bocca al lupo a tutti e “alla grande!”, sempre!

Letto 9384 volte Ultima modifica il Venerdì, 27 Aprile 2012 22:51

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