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Domenica, 08 Maggio 2011 18:56

Trento - 1^ Sessione 1999

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PROVA TEORICA

1. La cartella sociale predisposta per ogni utente/nucleo familiare, è uno strumento che l’assistente sociale usa abitualmente. Il candidato illustri l’uso della cartella sociale e la documentazione in essa contenuta, descrivendone le finalità, le caratteristiche e le modalità di impostazione ed aggiornamento.
2. L’art. 7 del codice deontologico recita “l’assistente sociale deve impegnare la sua competenza professionale per promuovere la piena autodeterminazione degli utenti e dei clienti, la loro
potenzialità ed autonomia, ponendoli in grado di partecipare consapevolmente alle fasi del processo d’aiuto”. Illustri il candidato i valori professionali e le implicazioni operative che questo principio ha nella relazione assistente sociale- utente, anche con qualche riferimento alla vigente legislazione
3. Il candidato illustri i principi e le implicazioni operative connesse ala promozione delle risorse di comunità in relazione agli interventi a favore di soggetti che manifestino carenze di natura sociorelazionale.

 

PROVA PRATICA

Il candidato esamini la seguente descrizione:
La signora Paola si rivolge all’assistente sociale del servizio sociale territoriale del suo Comune per chiedere se può avere qualche aiuto per il suocero e il cognato Roberto.
Paola vive con il marito ed il figlio di quattro anni in un piccolo appartamento del centro. Da poco più di un mese ospita a casa sua il suocero ed il cognato Roberto, che sono residenti in un paese di circa 60 chilometri di distanza, ma la situazione sta diventando troppo pesante da gestire.
Roberto, affetto da sindrome di Down, ha 19 anni. Se gli vengono date istruzioni precise, ha discrete abilità nel provvedere a se stesso (lavarsi, vestirsi, spostarsi anche in bicicletta per le strade che consce, prepararsi la colazione…). Ha comunque bisogno di qualcuno come punto di riferimento: secondo Paola, non riuscirebbe assolutamente a vivere da solo.
La madre di Roberto è morta improvvisamente 6 mesi fa. Fino ad allora, era lei ad occuparsi del marito e del figlio disabile: Roberto frequentava un laboratorio protetto poco lontano da casa.
Il padre di Roberto, Mario, ha 75 anni, è in difficoltà nell’accudire se stesso e il figlio: ha problemi alle gambe, per cui riesce a camminare con molta fatica e solo per brevi tratti, appoggiandosi al bastone.
Paola descrive suo suocero come una persona burbera e sospettosa verso gli estranei, e a suo parere questo atteggiamento è peggiorato dopo la morte della moglie, con delle conseguenze negative anche su Roberto. Infatti un po’ alla volta il ragazzo ha smesso di frequentare il laboratorio e gli amici: negli ultimi tempi, il padre preferiva tenerlo a casa, sia per avere qualche aiuto sia per il timore che succedesse qualcosa al figlio. Tuttavia, talvolta il ragazzo scappava da casa, per passare il pomeriggio al bar del paese.
Due mesi fa, un’influenza ha lasciato il suocero di Paola molto debole. Preoccupati della situazione, e non potendo fermarsi in paese, Paola e il marito hanno pensato di portare entrambi a casa loro, almeno finche il signor Mario non si sia ristabilito.
Questa convivenza, che si sta protraendo per le condizioni di salute di Mario, ha creato molti disagi a tutti. L’appartamento è piccolo (il suocero e il cognato dormono sul divano letto in soggiorno), Roberto è nervoso e a disagio, sempre chiuso in casa, non sa come occupare il tempo. Il sig. Mario si lamenta di voler tornare a casa sua. Pala ha fatto molte assenze dal lavoro per poterli seguire, ma in ufficio cominciano a lamentarsi. E’ stata una sua collega a dirle che poteva rivolgersi al sevizio sociale.
Anche suo marito era d’accordo, ma non è potuto venire perché, come sempre, è molto occupato con la sua attività professionale.
Paola è piuttosto esasperata dalla situazione: vorrebbe poter aiutare Roberto, ma non sa come fare, ritiene di non farcela a tenerselo in casa, perché non ha abbastanza tempo e non può rinunciare al suo impiego. La presenza del suocero le pesa anche perché è molto provata dalla lunga assistenza data a sua madre, deceduta l’anno prima. Anche se le dispiace, pensa che sarebbe meglio inserire Mario in una Casa di Riposo, benché sicuramente lui non voglia.

1. Secondo il candidato, ci sono informazioni che mancano o andrebbero approfondite? Eventualmente, come potrebbe ottenerle l’assistente sociale?
2. Quali obiettivi e quali strategie di intervento potrebbe prevedere l’assistente sociale per la situazione descritta?

Letto 1387 volte Ultima modifica il Domenica, 08 Maggio 2011 23:33

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