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Guida alla compilazione delle tesi di Servizio Sociale a cura di Paolo Ferrario La scrittura di tesi e testi professionali con particolare riferimento alle politiche sociali: suggerimenti pratici in forma di schede

Pubblicato in fare la tesi
Sabato, 19 Agosto 2000 01:00

consigli per la stesura della tesi

di Raffaello Maggian

consigli per la stesura della tesi per l'Area 1 - Università di Trieste

scarica il documento in pdf (32 KB)

documento del 19 agosto 2000

Pubblicato in fare la tesi
Sabato, 14 Aprile 2001 01:00

Linee guida per elaborare la tesi

 di Elena Allegri

jolly Informazioni generali
  • La tesi dovrebbe essere la tappa finale del percorso di apprendimento effettuato, meglio, quando possibile, se acquisisce anche carattere di rielaborazione della esperienza pratica effettuata.
  • Rivolgersi al relatore con una bozza di indice anche molto generale ma sufficientemente articolato, e una prima bozza di bibliografia di riferimento: questo aiuta il relatore ad operare le prime precisazioni.
  • Essere disponibile a rivedere più volte lo scritto: ciò che si scrive corrisponde in genere al 30% dello sforzo di lettura, studio, ricerca effettuati.

1. Consigli

  • leggere "Come si fa una tesi di laurea" di Umberto Eco;
  • leggere i testi facendo un proprio lavoro di ricerca, magari già usando colori diversi a seconda degli argomenti o trovando propri metodi;
  • preparare schede di rilevazione, contenenti voci, criteri, ciò che interessa in modo semplice, in questo modo sarà possibile ricercare informazioni utili in diversi momenti del lavoro evitando di dovere ogni volta ricominciare da capo (il tempo è prezioso!);
    • aprire file diversi per ogni capitolo su computer e fin da subito anche la bibliografia;
    • pensare che chi legge è un pubblico misto: ovvero chi scrive deve pensare di essere sufficientemente chiaro come se si rivolgesse ad un pubblico digiuno dei temi trattati, ma al contempo deve dimostrare di possedere capacità di orientamento tra i vari materiali delle diverse discipline implicate nella trattazione

2. STESURA DELLA TESI

Capitoli

Percorso


Note

1

Presentazione del fenomeno:
----------------------------------------
Sociologia / Servizio Sociale / Psicologia
----------------------------------------
3 nodi concettuali per ogni disciplina
----------------------------------------
Dati – fonti ISTAT

Schede di rilevazione

Criteri

Voci

Numero di pagine
(totale 60 – 100)
15/20





2

Campo più preciso della ricerca
(può essere inserito nel 1° o nel 2° capitolo)

Rapporto tra contesto e fenomeno osservato


Descrizione servizio
2 – 3 pagine





3

Ricerca

3.1 Premesse metodologiche
Ipotesi di partenza
Cosa voglio rilevare

3.2 Percorso della ricerca

3.3 Specificazione degli  strumenti utilizzati
(se c’è questionario mettere il nudo)

3.4 Risultati della ricerca
(non sono le conclusioni)

3.5 Conclusioni della ricerca
(non sono quelle della tesi)






4

Conclusione della tesi

4.1 Rivisitazione del percorso fatto

4.2 Conclusioni
(rilevando le connessioni tra tutti i passaggi fatti. Evidenziare l’aspetto innovativo, progettuale






Dopo aver scritto la conclusione, si scrive, in 2 pagine, l'introduzione.

Evitare i ringraziamenti e, se proprio non se ne può fare a meno per operatori o tecnici, evitare comunque quelli ai famigliari: la tesi non è un saggio o un romanzo!

In genere non si fanno dediche.

STILE DI SCRITTURA

  • Usare sempre la terza persona;
  • Dopo aver scritto le prime 10 pagine, farle leggere a qualcuno (non addetto ai lavori) che ci dica se si capisce.

NOTE A PIE' DI PAGINA

  • è meglio metterle alla fine della pagina
  • servono per:
    • specificare alcuni concetti senza appesantire il discorso
    • (senza esagerare) fare riferimenti
    • dimostrare che abbiamo letto

Per es.: la nota può essere "Per ulteriori approfondimenti si vedano......."
Mettere almeno 2 testi di differente impostazione.
Evitare più di due citazioni in successione dello stesso autore (significa copiare!!!)

CITAZIONI

  • metterle in corsivo o comunque deve essere evidenziata dal resto;
  • se citiamo la frase di un autore si aprono e chiudono le "virgolette" e poi:

fare nota e sotto indicare autore, titolo, casa editrice della 1a edizione, anno, traduzione italiana, casa editrice (italiana), luogo, anno, pagina;
se si citano più pagine in sequenza si scrive PASSIM; se c'è un'altra citazione dello stesso testo si scrive IDEM, PASSIM.
Esempio: nella letteratura molti autori rilevano che "......." (Ferrario 96, Campanini 93, Allegri,97), altri affermano "..." (autore, anno);

BIBLIOGRAFIA

  • già la scelta di come chiamarla non è facile:
    • "Bibliografia" è più impegnativo
    • "Appendice bibliografica" è la più tenue
    • "Bibliografia di riferimento" è una via di mezzo
  • Autore (MAIUSCOLO), Titolo (corsivo), Editore (stampatello)
  • A Trieste è gradito (non è obbligatorio, si possono usare altri modi indicati su Eco):
  1. Testi (in ordine alfabetico per autore) e monografie:
    se ho già usato le note, scriverò: BATESON G., Verso un'ecologia della mente, Astrolabio, Roma, 1971
  2. Saggi e articoli
    Quando c'è il contributo di un autore in un'opera
    a) se ho usato tutto il testo --> va bene nei testi (1)
    b) se ho usato solo quel contributo, scriverò: (a cura di) XY autore, anno, titolo del capitolo, in Pinco Pallo (a cura di) titolo, edizioni, riviste.
  3. Documentazione varia
    • relazioni di convegni in via di pubblicazione;
    • atti di convegni pubblicati dal Regione, Provincia, etc.;
    • Materiale non pubblicato
  4. Fonti legislative

BATTITURA

  • Interlinea: 1 ½ o
  • 2 - carattere 12 - Foglio: margine superiore 3 cm – inferiore 2.5 cm – margine sinistro 3.5 cm – destro 2.5 cm (rilegatura!)
  • Capoverso rientrato se cambia argomento, ma non è d'obbligo
  • Numero della pagina in basso a destra
  • Titoli evidenziati: 14 il carattere e/o neretto
  • L'idea è che la pagina deve essere gradevole a vedersi, scorrevole a leggersi e comprensibile
  • Sono gradevoli gli elementi per punti, scegliendo sempre lo stesso sistema

TABELLE

  • Devono essere numerate e avere un nome
  • Si può scrivere "Tabella" o "Figura", ma va riportato un indice tabelle e figure anche nell'indice generale
  • Se è presa da altra fonte, questa va citata

INDICE

  • Deve rendere conto del piano logico del ragionamento
Cap. 1 Il fenomeno pag.1
1.1 l’approccio al……..1.1.1 pag.
1.1.2 pag.

1.2 ........................
Cap. 2 ...........................
Cap. 3 ...........................
Cap. 4 Conclusioni

Bibliografa

Elenco Tabelle o Figure

Allegati [non contano nel numero di pagine]

 

  • Pagine – la numerazione inizia da introduzione e finisce prima degli allegati
  • Intestazione o prima pagina – in alto Università degli Studi di – Facoltà di .... – Corso di laurea in Servizio Sociale – anno accademico (in centro fondo pagina); in mezzo: Tesi di laurea, Titolo; Relatore e Correlatore in basso a sinistra, laureando in basso a destra.
Pubblicato in fare la tesi
Lunedì, 14 Marzo 2011 01:37

bibliografando

 di Vittorio Zanon

Indicazioni su come costruire la bibliografia


Ciò che è segnato con un asterisco [*] costituisce indicazione essenziale che non va mai omessa.

LIBRI

* 1. Cognome e nome dell'autore (o degli autori, o del curatore, con eventuali indicazioni su pseudonimi o false attribuzioni),

* 2. Titolo e sottotitolo dell'opera,

3. ("Collana"),

4. Numero dell'edizione (se ve ne sono molte),

* 5. Luogo di edizione: se nel libro non c'è scrivere: s.l. (senza luogo),

* 6. Editore: se non c'è, ometterlo,

* 7. Data di edizione: se nel libro non c'è scrivere: s.d. (senza data),

8. (Dati eventuali sull'edizione più recente a cui ci si è rifatti),

9. Numero di pagine ed eventuale numero dei volumi di cui l'opera si compone,

10. (Traduzione: se il titolo era in lingua straniera ed esiste una traduzione italiana si specifica nome del traduttore, titolo italiano, luogo di edizione, editore, data di edizione, eventualmente numero di pagine).

ARTICOLI DI RIVISTE

* 1. Cognome e nome dell'autore,

* 2. "Titolo dell'articolo o capitolo",

* 3. Titolo della rivista,

* 4. Volume e numero del fascicolo (eventuali indicazioni di Nuova Serie),

5. Mese e anno,

6. Pagine in cui appare l'articolo.

CAPITOLI DI LIBRI, ATTI DI CONGRESSI, SAGGI IN OPERE COLLETTIVE

* 1. Cognome e nome dell'autore,

* 2. "Titolo del capitolo o del saggio",

* 3. in

* 4. Eventuale nome del curatore dell'opera collettiva oppure AA.VV.

* 5. Titolo dell'opera collettiva,

6. (Eventuale nome del curatore se prima si è messo AA.VV.),

* 7. Eventuale numero del volume dell'opera in cui si trova il saggio citato,

* 8. Luogo, Editore, data, numero pagine come nel caso di libri di un solo autore

Tratto (e leggermente riadattato) da:

Eco, Umberto (1980) Come si fa una tesi di laurea. Le materie umanistiche 5^ ed. 1993, Milano, Bompiani, pp.92-93

 

Alcune annotazioni utili

Usando i criteri suggeriti da Eco per costruire la bibliografia mi sono trovato leggermente in difficoltà per alcuni casi, per cui per cui ho preferito operare così:

  • metto sempre – quando lo conosco – anche il nome dell'autore, dopo una virgola, per evitare che sia confuso col cognome;
  • nel caso che vi siano più autori, inserisco ugualmente i nomi propri che, ritengo, si possono distinguere dai cognomi in quanto quest'ultimi sono seguiti dalla virgola [es. Bertin, Giovanni Maria Contini,  Maria Grazia (1986) Costruire l'esistenza. Il riscatto della ragione educativa Armando Editore, Roma, pp.167]. Un altro modo può essere adoperando il "maiuscoletto" per i cognomi [es. Bertin, Giovanni Maria Contini, Maria Grazia (1986) Costruire l'esistenza. Il riscatto della ragione educativa Armando Editore, Roma, pp.167]
  • se gli autori sono tanti ma non specificati – ovvero: autori vari – evito di mettere la famosa sigla (AA.VV.) per evitare, anche, che Autori Vari possa essere uno degli autori da me più consultati: visto che nella bibliografia ordinerò i libri in ordine alfabetico per autore, questi libri li metterò in ordine alfabetico seguendo il titolo [es. (1978) Quelli che non contano. Materiali di studio sull'emarginazione sociale Collana Documenti di Sevizio Sociale n.19, Centro Studi Zancan, Padova, pp.219]; un'altra soluzione può essere quella di riportare il primo autore (in ordine alfabetico, di comparizione, di simpatia o chissà quale, purché sia sempre lo stesso il criterio adottato) [es. Bansola, Adriano et. al. (1990) La solidarietà per il superamento di emarginazione solitudine e razzismo Atti del 59° corso di aggiornamento culturale dell'Università Cattolica, Cagliari, 10-15/9/1989, Vita e Pensiero, Milano, pp.271];
  • gli autori potrebbero essere anche vari, ma coordinati da uno in particolare: allora questo è il curatore dell'opera e va inserito come fosse lui l'autore, specificando però che ne è solo il curatore [es. Paci, Massimo (a cura di) (1993) Le dimensioni della disuguaglianza. Rapporto della fondazione Cespe sulla disuguaglianza sociale in Italia Il Mulino, Bologna, pp.517]; potrebbe esserci più di un curatore o, anche, il curatore/i potrebbe non essere una persona fisica [es. Osservatorio della Gioventù Universitaria Salesiana di Roma (a cura di) (1990) Emarginazione e associazionismo giovanile. Emarginazione, disagio giovanile e prevenzione nella società italiana dal 1945 ad oggi Ministero dell'Interno, Roma, pp.328]
  • dopo cognome e nome dell'autore, metto, fra parentesi tonde, l'anno di pubblicazione dell'opera originale (può capitare facilmente che il libro sia stato scritto in data differente da quella dell'edizione consultata, specie se è una traduzione, una riedizione...) [es. Hesse, Hermann (1915) Knulp S. Fischer, Berlin, tr. di Francesca Ricci, Knulp. Storia di un vagabondo 2^ ed. 1993, Tascabili Economici Newton, Roma, pp.98] se il libro consultato ha una data (o edizione) diversa da quella originale andrà specificato].
  • ed eccoci al titolo! Ho optato di scriverlo in corsivo per differenziarlo dal resto. Eco suggerisce di mettere una virgola dopo il titolo, ma io non l'ascolto... metto invece un punto fra titolo e sottotitolo [es. Demetrio, Duccio (1996) Raccontarsi. L'autobiografia come cura di sé Raffaello Cortina Editore, Milano, pp.229]; se il titolo originale non è in italiano, lo riporto prima, così come luogo di edizione e casa editrice, mettendo dopo la traduzione e il titolo con cui è stato tradotto [es. de Mello, Antony (1988) The prayer of the frog Gujarat Sahitya Prakash, Anand (India), tr. di Adria Marconi-Pedrazzi La preghiera della rana. Saggezza popolare dell'Oriente 5^ed. 1992, Edizioni Paoline, Torino, pp.372]; per risalire a questi dati basta consultare bene il libro che si ha in mano.
  • dopo il titolo può essere utile e simpatico [ :-) ] dare qualche altra informazione (il motto può essere: "più informazioni dai, più bella figura fai", ammesso che qualcuno guardi la tua bibliografia) [es. Novara, Daniele (1989) Scegliere la pace: Educazione alla giustizia 3° vol., disegni di Maurizio Forestieri, Ed. Gruppo Abele, Torino, pp.155 oppure (1980) Disagio e promozione sociale degli esclusi Atti Convegno Garda 25-27/5/79, Centro Formazione Permanente Educatori, Verona, pp.402];
  • alla fine si riporta il numero delle pagine - che spesso risulta un'informazione discriminante per lo studente che deve scegliere un testo per l'esame - che dà un'indicazione, non ancora precisa ma già meno vaga, sulla consistenza dell'opera/contributo; in alcuni casi si può aver consultato o usato solo una parte di un'opera: in questi casi è bene farlo ben capire, e lo si fa sia indicando le pagine del contributo, sia mettendo il titolo del contributo (che può essere un capitolo come un articolo) tra virgolette e non più in corsivo, in modo da non confonderlo con l'opera in cui è inserito [es. Baraldi, Claudio Volpini, Bettina "Come è possibile essere persona in carcere: l'esempio del teatro" in Marginalità e società, n. 32, 1995, pp.139-162 oppure Gui, Luigi, "Alcune riflessioni sul rapporto tra persone senza dimora e servizi sociali" in Caritas Ambrosiana (a cura della) (1996) Barboni: per amore o per forza? Senza dimora, esclusione sociale, povertà estreme, Edizioni Gruppo Abele, Milano, pp.83-89];
  • se si cita un brano (o anche se vi si fa riferimento), può essere carino (e spesso anche doveroso), oltre a riportare in bibliografia le indicazioni specifiche sull'opera [es. Breccia, Alberto Oesterheld, Hector (1962) Gli uomini dagli occhi di piombo Buenos Aires (Argentina), 1^ed. 1974, Oscar Mondadori, Verona, pp.232], riportare in nota le indicazioni essenziali per risalire al libro e le pagine, in modo che un lettore attento e pignolo possa verificare senza difficoltà la correttezza e la cura avuta nel riportare il brano [es. Breccia-Oesterheld (1962) p.35]. Una variante, rispetto alla nota, è rappresentata dalla parentesi quadra a seguito del brano citato, o all'opera cui si fa riferimento: in questo caso si può anche omettere la parentesi tonda per indicare l'anno [es. testo [Breccia-Oesterheld 1962 p.35] testo]. Usando una tastiera standard 101/102 tasti si ottengono le parentesi quadre premendo contemporaneamente e <[> oppure e <]>.
  • fondamentale è comunque mantenere sempre gli stessi stili e criteri nel costruire la bibliografia; si potranno cambiare alcuni criteri nel costruirne un'altra - a seconda delle esigenze e, anche, del gusto personale - ma non è proprio il caso di cambiare criteri nella stessa: sarebbe come cambiare caratteri o dimensioni di lettere e parole in una frase.
  • un ultimo suggerimento: poiché nel lavoro di ricerca si consultano moltissime fonti che non sempre poi si hanno a disposizione nel momento concreto in cui si scrive o si riutilizzano le informazioni raccolte, può essere opportuno annotarsi con precisione tutte le informazioni bibliografiche dei testi consultati, per non trovarsi poi a dover rintracciare il testo chissà dove o a lasciare le informazioni incomplete nella bibliografia.

Pubblicato in fare la tesi
Lunedì, 14 Marzo 2011 01:25

tesi, terza tappa: l'albero delle idee

 di Ombretta Okely

 

Forse c'è una idea, un'area di curiosità' ed interesse o delle esperienze che potrebbero essere rivisitate allo scopo di fare una tesi.

Ci sono vari modi per cominciare, dal leggere tutto ciò che ci sembra attinente alla nostra idea, al guardare tra i "nostri" testi di studio, all'andare in una biblioteca o in Internet con un pensiero e una ricerca che ha già messo qualche radice.

Un modo interessante di cominciare è di porsi di fronte ad una grande pagina bianca o a una lavagna: uno spazio grande ma delimitato da linee

e confini, da un limite fisico che serve a ricordare che oltre non si va, che la ricerca ha uno spazio entro il quale bisogna stare.

Al centro o alla base e in basso al foglio si può mettere l'idea di partenza... che sarà una prima radice o che è già un tronco ben piantato nel terreno.

Poi, intorno, in ordine e anche in disordine, così come viene via via associandosi il pensiero, tutti i rami, le idee e le associazioni che vengono in mente: anche le cose strane, quelle un po' pazze e stravaganti, ciò che sembra entrare nel tema, anche troppo... chissà quanti altri ci hanno già pensato, come tutto ciò che davvero sembra altro o molto divergente da temi professionali.

Pensare ad un albero e ad un albero delle idee, aiuta a costruirsi un percorso di ricerca.

 

Tutti gli alberi vanno bene!

 

La cosa importante è scegliere la qualità e il tipo di albero, ombroso o spoglio, con i fiori e la frutta o solo il verde i rami e la forma particolare che piace e interessa. Si immagina e sceglie un albero e una forma nel suo complesso – una forma generale e un insieme – e poi si lavora per arrivare alla forma e misura specifica che sarà la "nostra".

L'albero delle idee è fatto di rami a più livelli e altezze... alcune direzioni e crescite nascono dalla scelta di far crescere alcuni rami e non altri, di potare ad un certo punto e di orientare la forma e la direzione della crescita.

Se l'albero delle idee è una "forma" di ricerca possibile, il gioco del brain-storming è un aiuto a costruire i contenuti, la sostanza e la direzione dell'albero e dei rami. Dall'inglese, "frullar di cervelli": la tecnica è relativa alla messa in gioco e in questione di tutta una serie di idee che vanno raccolte, "frullate" e poi catalogate e classificate... ma questo ad una prossima tappa.

Le idee che frullano intorno e sopra o dentro l'albero possono essere di chi è "in tesi", di amici e colleghi, di chi è comunque interessato al nostro "andar tesando"...

A volte, tra l'altro, le idee ed associazioni di qualcuno che NON é del mestiere sono molto interessanti, una visuale e una prospettiva fuori dalle righe e aperta ad altro e da altro.

Ci si ferma, si associa, si chiede ad altri e ci si chiede: appunti ovunque, interviste ovunque... la serata del brain-storming tra amici... pur di pensare in vari modi e con diverse direzioni allo scopo di arricchire l'albero e le proprie idee di rami e deviazioni e potenziali frutti.

Tanto poi c'è o ci sarà la potatura... che saprà orientare la "nostra forma" finale.

Sottovoce:

Non preoccupatevi troppo né delle poche idee né delle troppe idee: a volte i temi complessi diventano facili e viceversa, in relazione a molte variabili che meglio vedremo nel corso delle prossime tappe... l'importante è iniziare a "frullare" nella propria testa le cose che si aggregano o no, in attesa di elementi catalizzatori che certamente ci saranno: la tesi... chi non la fa? Ma la cosa piacevole potrebbe essere che la forma e sostanza della tesi, come il nostro albero, diventino un metodo di lavoro e di costruzione di competenza utile poi nel tempo del lavoro.

Pubblicato in fare la tesi
Lunedì, 14 Marzo 2011 01:18

tesi, seconda tappa: ideazione e progetto

grudi Ombretta Okely

 

"Entrare dentro" la tesi e avviare il lavoro è un processo che attraversa fasi che sono ad un tempo organizzative ed emotive.

Ci si mette in gioco, si domanda e ci si domanda... i dubbi sulla scelta e le curiosità o le prime ipotesi di ricerca si connettono oppure confondono...

La prima battuta d'avvio, il "mandato", è istituzionale, diventa poi organizzativo e riguarda la forma e struttura dei percorsi formativi attuali.

Senza tesi non ci si diploma e non ci si laurea: di fatto la tesi (o una tesi) è un obbligo formale a cui ci si è impegnati fin dal momento dell'iscrizione al percorso formativo.

Questo compito può assumere il senso e il valore di un rituale formale - vuoto o pieno secondo le persone e le situazioni - oppure diventare un passaggio molto interessante del proprio percorso di professionalità.

L'ideazione è già una scelta, iniziare ad orientarsi rispetto a forma, direzione, senso di un viaggio: si andrà a Nord o a Sud? al caldo o al freddo ? che viaggio sarà? una vacanza o un'esplorazione, da turisti (per legge o per caso...) o da viaggiatori? cosa servirà lungo il viaggio?

Il progetto di tesi con l'ideazione e poi la scelta di un tema sono il dato cruciale della fase d'avvio e ciò che segnerà davvero tutto il viaggio.

Qualche coordinata...

Alcuni dati metodologici apparentemente banali possono facilitare la scelta di un tema o di un argomento di tesi:

  • l'argomento deve rispondere ad interessi e curiosità personali, deve rappresentare qualcosa che davvero abbiamo voglia di scoprire e cercare: l'impegno di lettura e ricerca, e poi di stesura, occupa alcuni mesi di vita e lavoro: potranno essere mesi faticosi ma potranno essere anche interessanti o professionalmente utili
  • è un'articolazione del punto precedente... ma al proprio interesse culturale va aggiunta la competenza o capacità o tendenza verso la materia o materie cui si riferirà la tesi: per esempio, se aborro la statistica vale la pena evitare dati epidemiologici e/o la loro ricerca e stesura e fonti - testi e articoli, interviste, servizi... - devono essere reperibili e alla propria portata... non una tesi sul Servizio Sociale in Burundi se non sappiamo dov'è neppure sulla cartina geografica. Ma se lì siamo stati, o abbiamo rapporti o contatti o possiamo intervistare o raccogliere documenti eccetera, allora diventa possibile cominciare a pensare il progetto di una tesi sul Burundi
  • è importante sempre e comunque valutare e valorizzare le esperienze fatte, i percorsi personali e/o di tirocinio, di volontariato o di vita, che possono essere argomento di base, di osservazione o di riflessione della propria tesi. Ciò che proviene dall'esperienza e dalla propria esperienza è spesso un ottimo argomento per una tesi (come per un articolo, una lezione, una conferenza...). L'esperienza è infatti alla nostra portata come strumento di lavoro e base di scrittura... può funzionare da conferma o sconferma delle ipotesi di lavoro.
  • Selezionate alcuni temi, pensateli, chiedete ad altri, ma arrivate a definire un tema e un oggetto e non cercate di mettere a forza in ciò che scegliete tutto il resto (ciò che avete deciso di scartare perché non serve, è stato già detto...). Niente di peggio di una tesi (un argomento da dimostrare: vedi prima tappa) che ne ha dentro altre tre a sovrapporsi e confondere tutto.
  • Un tema solo: sarà poi da "prendere" dentro, "da coccolare", diciamo pure un po' da "amare"... altrimenti come ne esce (la tesi) e come ne uscite (voi)? L'affetto per la propria ricerca, l'emozione del proprio lavoro... il piacere dei propri risultati...
  • Ultima area d'attenzione, la scelta di tesi fa i conti anche con il gioco complicato del relatore e dell'area tecnica - metodologica d'interesse o di riferimento: ogni università e scuola ha i suoi modelli organizzativi e di riferimento: dovrete tenerne conto, conoscerli e confrontarvi, ma non rinunciate alla Vostra tesi per nessuna ragione.

Sottovoce...

A volte la tesi è suggerita da altri, dal professore o dal collega, da un amico/a o dalla mamma (!)... ma la tesi è la propria tesi, o una propria tesi, farà parte della propria storia o ne sarà una tappa... vale certo al pena di pensare per sé e da sé a ciò che si ha voglia di dimostrare e dire in quel momento, con le proprie conoscenze, esperienze, curiosità...

La scelta di un argomento è un processo molto sofisticato, soggettivo e personale, che mette a confronto e in gioco molte parti di sé e della professione.

Da un lato consente di "visitare" la realtà e la propria realtà e di discutere/argomentare l'esperienza e la propria esperienza, dall'altro obbliga alla ricerca di fonti e radici teoriche, di un metodo di lavoro, di risorse per la stesura scritta...

Forse esagerando si può pensare alla tesi come ad una prefigurazione di capacità e competenze professionali... che si integrano in maniera più o meno armonica e con un risultato più o meno piacevole e adeguato.

La tesi è o diventa, in questo senso, una forma di identità o l'esercizio di una prima identità professionale e va custodita come possibilità evolutiva orientata ad un'identità specifica di tipo professionale.

Pubblicato in fare la tesi
Mercoledì, 23 Febbraio 2011 23:00

tesi: prima tappa

equilibrio1di Ombretta Okely

 

Perché?

Pensare ad una tesi, soprattutto la PROPRIA tesi, significa pensare a un argomento, scegliere delle ipotesi di ricerca, prevedere tempi, modi, una raccolta di informazioni, un relatore e un contratto possibile... una dimensione organizzativa che è molto presente e struttura la fase di progettazione iniziale.

D'altra parte ognuno si confronta a vari livelli con interessi, risorse e vincoli che appartengono al mondo esterno ma che sono aspetti non secondari dell'esperienza e quindi dell'identità professionale e personale.

Una confusione iniziale, una sorta di disorientamento sono dati quasi fisiologici dell'inizio del lavoro di analisi e ricerca che è il percorso di tesi, peraltro spesso attraversato da momenti di fatica o di cortocircuito.

Qualche nota metodologica e delle indicazioni generali possono forse essere strumento di lavoro per chi si accinge a "scrivere" o, meglio, a pensare la propria tesi.

"Tesi" e' una proposizione che richiede di essere dimostrata.

Una scrittura argomentativa su un tema attinente ad una delle discipline studiate con la costruzione di una dimostrazione che si presenta alla discussione per il conseguimento della laurea.

Il termine deriva dal verbo greco posare (atto di porre) e poi dal latino (proposizione in retorica).

E' utile richiamare significati contigui utili alla comprensione più articolata e di definizione di base del senso della tesi.

In campo matematico, la tesi è parte dell'enunciato di un teorema che contiene un'affermazione che si vuol provare in base ad un'ipotesi: per la stesura di una tesi rimanda alla necessità di partire da ipotesi che vanno pensate e progettate in fase iniziale.

In filosofia il termine tesi presuppone un'antitesi, spesso in situazioni di dialogo tra una persona che afferma qualcosa e l'altra che confuta la sua opinione: L'antinomia tra tesi-antitesi è stata superata da Kant, con la sintesi dialettica. Da lì in avanti la tesi diventa una forma tipica del pensiero che si pone per poi contrapporsi o modularsi dialetticamente.

In sintesi Tesi è l'azione di "porre" e stabilire una posizione e delle asserzioni, di carattere filosofico... scientifico o attinente questioni culturali che si enunciano e discutono per dimostrarne la validità contro altre contrarie o diverse.

Si enuncia qualcosa di cui si è convinti, lo si articola con pensieri e dimostrazioni di varia natura, da bibliografia a interviste a ricerche... VA TUTTO BENE purché rientri nella logica di base di un tema da dimostrare davanti a persone che potranno confutare l'argomentazione o la scelta di dimostrazione effettuata.

Note tecniche

  • La tesi è un argomento che va dimostrato attraverso la costruzione di un percorso con delle tappe che definiscono aree ed obiettivi della ricerca.
  • Rischio di "fuori tema " se enunciazioni e pensieri sono dichiarazioni di verità o affermazioni di ideologie o ideali... invece di argomentazioni tematiche su ricerca o interrogativi.
    Esempio: "Il territorio: una nuova frontiera?" --> non basta affermare che territorio è "bello" o "brutto", va modulato un processo di pensiero e di argomenti (teorici, dall'esperienza, da testimonianze eccetera) che sostenga ciò che si è scelto di dimostrare.
  • una tesi in Servizio Sociale (o educativa, sanitaria...) deve tener conto del campo di studio: i temi e gli argomenti sono in area sociale o ragionano su riflessi teorici oppure operativi pertinenti all'area sociale.
  • L'argomento deve avere riscontro e interesse nell'ambito del Servizio sociale e presentare dei nessi logici e culturali riconoscibili... analogamente ogni tesi va collegata al campo di studio pertinente.
Pubblicato in fare la tesi