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Formazione Formazione continua Orientarsi nella formazione continua
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Domenica, 15 Maggio 2011 15:35

Orientarsi nella formazione continua

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a cura di Barbara Giacconi e Ombretta Okely

 

Le informazioni di base

Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali ha approvato in data 24/10/2009 il Regolamento per la formazione continua degli Assistenti Sociali e degli Assistenti Sociali Specialisti e in data 08/04/2010 le Linee guida operative per la sperimentazione della formazione continua degli Assistenti Sociali.

L'emanazione di questo regolamento ha destato molte perplessità, preoccupazioni e domande negli assistenti sociali che, forse anche a causa di una comunicazione insufficiente da parte degli Ordini, hanno saputo solo a fine 2009 dell'esistenza di questo documento che, nella sua versione originaria, prevedeva la sua entrata in vigore già al 1° dicembre 2010.

Per sondare l'umore degli assistenti sociali relativamente a questo Regolamento, dal 29 dicembre 2009 al 30 gennaio 2010 abbiamo inserito nel nostro sito un questionario cui hanno risposto quasi 600 persone. Dall'analisi di tali risposte è emersa la distanza tra gli Ordini e la comunità professionale, e, in questa relazione che si potrebbe definire difficile, l'obbligo della formazione continua viene letto come un'imposizione calata dall'alto. Dai dati emerge, inoltre, una scarsa riflessione sui bisogni formativi; convegni, aggiornamento, formazione sono pensati come metodi e strumenti analoghi, similari o intercambiabili e non viene quasi mai evidenziata la diversità di percorsi, di tipi di proposta, partecipazione, ecc.

Il report completo della nostra indagine può essere scaricato da questa pagina.

Ma cosa prevede il Regolamento sulla formazione continua?

Va innanzitutto ricordato che per i primi tre anni (01/01/2010 – 31/12/2012) il Regolamento è sperimentale, di conseguenza nessuna sanzione disciplinare verrà applicata a chi non adempie completamente a quanto previsto dallo stesso. Questo non significa che siamo del tutto esonerati dall'iniziare ad occuparci della formazione continua, anzi, proprio per far si che questo Regolamento sia il più vicino possibile alle nostre esigenze, è importante la collaborazione di tutti nel testarlo. Infatti il triennio sperimentale serve proprio a verificare la validità del Regolamento, mettere in luce le eventuali criticità per apportare i necessari correttivi.

E quindi, vediamo cosa dobbiamo fare per adempiere alle indicazioni del Regolamento:

  • Ogni iscritto all'Ordine deve conseguire nel triennio n. 90 crediti formativi, con il vincolo di almeno n. 15 crediti per attività ed eventi formativi concernenti l'ordinamento professionale e la deontologia.
  • Per quanto riguarda il sistema di attribuzione di crediti è possibile consultare la tabella dei crediti (qui la versione del 29/11/2010).
  • L'obbligo formativo decorre dal 1° gennaio dell'anno solare successivo a quello di iscrizione all'Albo.
  • Assolvere all'obbligo formativo non significa solo partecipare a convegni, seminari, ecc. ma molte sono le attività che vengono riconosciute. Nello specifico il Regolamento prevede la partecipazione ad eventi (corsi di aggiornamento, masters, seminari, convegni, giornate di studio e tavole rotonde, commissioni di studio, gruppi di lavoro o commissioni consiliari, iniziative formative organizzate dall'ente di cui il professionista è dipendente) e attività (relazioni; pubblicazioni su riviste, anche on line, libri, saggi, monografie, trattati; docenze; partecipazione alle commissioni per gli esami di Stato; attività di studio ed aggiornamento; svolgimento della supervisione professionale e di supervisione dei tirocini; attività di consigliere regionale e nazionale dell'Ordine; partecipazione ad attività di studio, ricerca, documentazione e coordinamento svolta per realizzare progetti innovativi in servizi e ambiti non rientranti nella normale attività professionale).
    L'idea è che ogni professionista può e deve costruirsi la sua formazione su misura, attingendo e selezionando tra varie possibilità, per fare un percorso il più rispondente possibile ai suoi bisogni, interessi e compatibilmente alle sue disponibilità (di tempo, soldi, ecc.).
  • Per sapere se un evento è stato accreditato occorre consultare i siti degli Ordini regionali per gli eventi formativi che hanno un rilievo locale, e su quello dell'Ordine nazionale per gli eventi a rilievo nazionale. Nella fase di sperimentazione gli iscritti possono chiedere l'accreditamento ex post per gli eventi già svolti dal 01/01/2010, per farlo occorre inviare la richiesta con la relativa documentazione (brochure, programma, attestato di partecipazione) al proprio Ordine di appartenenza.
  • In ogni caso è possibile segnalare all'Ordine regionale gli eventi a cui si è partecipato e che non sono stati accreditati preventivamente dall'ente organizzatore. La richiesta deve contenere il titolo dell'evento, l'ente organizzatore, i contenuti, il giorno, l'ora ed il luogo, la copia del programma e l'attestato di partecipazione.
  • Ai fini del riconoscimento dei crediti formativi, gli eventi vanno frequentati per almeno l'80% delle ore previste.
  • Ciascun iscritto deve inviare al Consiglio dell'Ordine regionale di appartenenza, entro il mese di gennaio di ogni anno, una sintetica relazione che certifichi il percorso formativo seguito nell'anno precedente. Alcuni Ordini regionali hanno predisposto (o stanno predisponendo) un modulo utile a questo scopo. Per informazioni è bene contattare la segreteria del proprio Ordine di riferimento.
  • L'iscritto ha l'obbligo di conservare per un periodo di cinque anni dalla scadenza del triennio di valutazione tutta la documentazione inerente lo svolgimento di attività formativa (attestati, ecc.) poiché gli Ordini regionali possono effettuare controlli a campione sulle autocertificazioni prodotte.

 

Si può essere esonerati dall'obbligo formativo, nei seguenti casi:

  1. gravidanza, parto, adempimento da parte dell'uomo o della donna di doveri collegati alla paternità o alla maternità in presenza di figli minori;
  2. grave malattia o infortunio o documentate problematiche personali;
  3. interruzione per un periodo non inferiore a sei mesi dell'attività professionale o trasferimento di questa all'estero.

Chi si trova in una di queste situazioni deve fare domanda al proprio Ordine che può concedere l'esonero totale o parziale.
Inoltre, l'iscrizione al corso di laurea magistrale, pur non concorrendo al raggiungimento dei crediti necessari per la formazione continua, dà la possibilità di chiedere l'esonero per il tempo necessario (due anni) facendo la domanda al proprio Ordine Regionale.

Il Consiglio dell'Ordine competente può anche, con decisione motivata, dispensare dall'obbligo formativo in tutto o in parte, l'iscritto che ne faccia domanda e che abbia 35 anni di attività professionale.

Il Regolamento prevede anche delle indicazioni per essere accreditati come formatori. Gli assistenti sociali con comprovata e documentata esperienza nel settore della formazione possono, infatti, chiedere di essere iscritti al registro dei formatori collegandosi a questo link http://www.cnoas.it/formc_areariservata.php e registrandosi. La verifica dei requisiti necessari per tale iscrizione è accertata dalla Commissione Mista per l'accreditamento presso il Consiglio Nazionale.

 


Note in libertà

Affinché la formazione continua non diventi una caccia ai crediti, e alla raccolta dei punti, ma sia invece uno strumento di crescita professionale, è necessario avere una mappa di orientamento semplice ma utile a costruire coordinate personali e professionali per capire, di fronte ad una proposta qualsiasi, "cosa" significa e che uso se ne può fare.

"Evento" formativo: ci si può chiedere che vuol dire, considerato che un evento è un avvenimento e la parola formazione sembra quasi una variabile in più che dà colore e una forma culturale.

Gli eventi, spesso, sono grandi occasioni per ascoltare lezioni "magistrali" (universitari, personaggi...), per vedere che faccia hanno gli organizzatori, per ri/vedere amici e conoscenti e, insieme, per farsi vedere... si prendono appunti, a volte, come a volte ci si sofferma su un concetto o una frase che ci interessano in modo particolare... come se quelle parole facessero luce su un angolino piuttosto buio...

Convegni/giornate studio: sono spesso abbinate alla categoria precedente, di frequente propongono temi nuovi, ricerche, o testi di riferimento professionale appena editati; a volte sono una sorta di spot per qualche gruppo (editoriale, associativo, di agenzie del settore...).

Ci si può chiedere se questa è formazione o se meglio sarebbe chiamarla in/formazione, esplorazione e ricerca di fonti culturali, evasione temporanea dal quotidiano, marketing in alcuni casi .

Formazione "a catalogo" e formazione "su misura": sono due modi davvero diversi di proporre ma anche di progettare la formazione. La prima modalità propone temi e contenuti, modalità e funzioni, partendo da un proprio progetto con ipotesi ed obiettivi pensati per alcuni tipi di destinatari e di obiettivi: spesso è una formazione orientata a contesti abbastanza ampi, a interlocutori facilmente individuabili, come una categoria professionale, oppure a temi specifici che sembrano d'interesse e richiamo. La formazione a catalogo è un "prodotto" e come tale è messa in vendita, un tipo di offerta che deve incontrare e in modo adeguato una domanda e una "clientela" adatta.

La formazione "su misura" è, invece, un progetto che nasce e si costituisce in modo diverso, per variabili e caratteristiche relative alla domanda specifica: una persona, un gruppo di lavoro, un servizio, chiedono qualcosa di particolare, un "taglio" o un "modello" che va costruito per quella situazione, per quelle persone... in base a risorse, contesti, tempi.

In entrambi i casi, si tratta di proporre, da una parte, e chiedere, dall'altra, un oggetto e contenuto specifico, che è saggio definire e articolare in modo preciso soprattutto in un campo ampio e variegato come quello sociale.

I contenuti già stabiliti dal formatore, che siano la definizione o spiegazione di modelli di riferimento o di metodi di lavoro, è diversa da una formazione orientata alla ricerca e costruita insieme sui dati offerti da un'esperienza individuale e professionale: imparare facendo, dalla pratica quotidiana, alla scoperta di cose che si ripetono e cose diverse...i contenuti diventano una sorta di traccia di base, utile per iniziare a "curiosare" su una descrizione , azioni e comportamenti, per poi passare a confrontare ed analizzare i dati raccolti.

Gli apprendimenti che nella relazione formativa sono cocostruiti "tra" formatori e partecipanti al lavoro sono confrontati, rivisitati e ripensati, e l'esperienza, culturale ed operativa, professionale, personale e sociale, diventa criterio di orientamento e regolazione, ma anche spazio di relazioni contemporaneamente di insegnamento ed apprendimento reciproco e per tutti.

La formazione come scelta e come coazione...

Non molto si può dire su questo tema... è ovviamente diverso scegliere, per sé o il proprio servizio, modi e tipi di formazione, in base a desideri e progetti professionali, oppure seguire percorsi obbligati di formazione, e non importa se l'obbligo è da parte degli enti o da parte dell'Ordine...

Questo tema è basilare, oggi, in relazione alla formazione continua per gli assistenti sociali, che è diventata un obbligo ma che non deve diventare un obbligo a "far finta", un peso, ma un valore aggiunto e una garanzia per tutti.

Il passaggio significativo, la variabile che darà senso alla formazione continua, è tra "bisogno" e domanda... il "bisogno" sembra (ed è) un'area infinita e senza fondo, e molta letteratura professionale, ma relativa al rapporto con chi chiede i servizi, ne parla... mentre la domanda , cosa si chiede e con quali obiettivi, può essere una prima traccia d'orientamento.

Si può chiedere/fare/proporre formazione per informare e informarsi, per orientarsi su tematiche nuove o legislazioni (l'amministrazione di sostegno, il nuovo assetto di servizi...); si può chiedere/fare/proporre un percorso formativo per "avere" strumenti diversi, per "avere" un di più che può comprendere anche nuovi modelli d'intervento o specializzazioni.

Infine è possibile chiedere/fare/proporre una formazione che aiuta ad essere professionisti, a costruire un percorso personale e professionale in cui si diventa attori e autori di sé stessi come persone che hanno scelto una professione e ne vivono relazioni ed emozioni... consapevolezze e incertezze, trasformazioni e cambiamenti, per lavorare diversamente, stare meglio, diventare...

La "non domanda" di formazione è anche una mancata abitudine a pensare in prospettiva, a chiedersi e chiedere cosa serve e per fare cosa... per sé e per altri insieme a sé se si pensa al servizio.

Se si avvia una prima esplorazione sulla "propria" domanda si può scegliere: percorsi brevi e lunghi, chi e con chi, percorsi in gruppo omogeneo e/o eterogeneo per professione: le molte variabili che possono fare di una formazione la propria formazione.

Letto 12901 volte Ultima modifica il Venerdì, 16 Settembre 2011 22:15

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