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Professione Dove va la professione? La riforma degli ordini: il DPR 137/2012
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Lunedì, 20 Agosto 2012 20:12

La riforma degli ordini: il DPR 137/2012

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Maurizio Cartolano  un commento al DPR di riforma delle professioni

Il 14 agosto 2012 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.P.R. 137 del 7 agosto 2012: “Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

Il testo in gazzetta è significativamente differente della bozza “ufficiosa” uscita dagli uffici del ministero della giustizia. Le differenze sono il frutto di aggiustamenti dell’ultimo minuto, della oggettiva improponibilità di alcune complicate e costose (per gli iscritti agli ordini) procedure per il funzionamento degli organi disciplinari, nonché delle numerose osservazioni formulate nel parere espresso dal Consiglio di Stato il 10 luglio e della commissione giustizia della camera il 26 luglio 2012

 

Andiamo con ordine (è proprio il caso di dire) e vediamo come siamo arrivati a questo testo:
il 13 agosto 2011 il precedente governo Berlusconi approva il decreto legge n. 138, (allora definito “manovra bis”)  che sotto il nome di “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo” apre il processo di riordino delle professioni nella logica che una “liberalizzazione” (che poi vedremo non essere tale) possa costituirsi come ulteriore volano alla ripresa economica. Occorre anche dire che il processo di liberalizzazione è da tempo una delle azioni richieste dall’Unione Europea in vista di una armonizzazione tra i vari stati membri delle normative del settore.
Il decreto legge, poi convertito nella legge 148/2011, e ancora parzialmente modificato dalla successiva norma “Salva Italia”, dispone la delega al governo ad emanare entro un anno (appunto agosto 2012) una norma di riordino delle professioni entro i paletti fissati appunto dalla legge delega.
A questo punto si apre il dibattito dentro le varie professioni ordinate (assistenti sociali, psicologi, avvocati, farmacisti, notai ecc.). Il CNOAS inizia a lavorare ad una proposta di legge specifica della nostra professione (la documentazione è su questa stessa sezione del sito) sulla quale ritorneremo più avanti.

Vediamo da vicino le principali novità contenute nella legge:

art 3
L’albo unico
: la legge stabilisce che presso il Consiglio Nazionale è tenuto un albo unico, formato dall’insieme degli albi territoriali, che quindi rimangono ed avranno in più – nella loro versione pubblica -  l’annotazione dei provvedimenti disciplinari adottati nei confronti degli iscritti. Occorre chiarire che anche se si parla di albo unico non ci sono previsioni di accorpamento degli albi “A” e “B”, ci si riferisce piuttosto alla aggregazione nazionale dei vari albi regionali. 

art.4
Libera concorrenza e pubblicità
: la norma – chiaramente orientata a quelle professioni che operano quasi esclusivamente in regime libero-professionale come gli avvocati, architetti ecc – prevede tra l’altro la possibilità di dichiarare i compensi richiesti per le prestazioni. Indirettamente questo significa che sono aboliti i tariffari, la concorrenza è a tutto campo. Nella nostra professione l’esistenza del tariffario era poco più che virtuale, tuttavia poteva costituire un parametro di riferimento per tutti gli AA.SS. che operano con i contratti co.co.pro o ancora, come accade sempre più spesso, aprendo “finte” partite iva per lavorare poi di fatto in regime subordinato. Su questo tema delle finte partite iva il governo ha promesso un intervento.

art 5
Assicurazione professionale
: diventa obbligatoria per tutti i professionisti la stipula di una assicurazione per “i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionale …”. Fra la bozza predisposta dal Consiglio dei ministri il 15 giugno e questa appena approvata segnalo l’aggiunta di: “al cliente”. E’ giusto che sia così, ma questa precisazione presuppone che al momento di negoziare una copertura assicurativa è opportuno, per la nostra professione, che la copertura stessa si estenda anche al professionista (penso in modo specifico alla tutela legale), se infatti si scrive “… per i danni derivati al cliente …” siamo già nella fase in cui il danno è stato accertato e occorre risarcire. Su tutta la parte di contenzioso che ha portato a questo accertamento l’A.S. è “scoperto” se non ha provveduto ad integrae la polizza in questione.
L’obbligatorietà dell’assicurazione scatta comunque il 15 agosto 2013 (sarà dura trovare un’agenzia aperta)  

art 6
Tirocini per l’accesso alla professione
: chiariamo subito una questione: il tirocinio descritto in questa norma non è il tirocinio formativo che si svolge attualmente durante il percorso universitario, o meglio lo può essere solo in parte (6 mesi massimo nell’ultimo anno di università e comunque previo accordo da stipulare tra Ordine, MIUR e Ministro della Giustizia). In realtà la norma (pensata intorno a quelle professioni che non hanno nella loro formazione universitaria attività di tirocinio) regolamenta il tirocinio post-universitario analogo a quello svolto per esempio dai praticanti legali per diventare avvocati. La durata massima prevista è di 18 mesi (compresi eventualmente i 6 mesi nell’ultimo anno di università). La norma parla appunto di 18 mesi come tempo massimo, nulla vieta che questo tempo sia minore, anzi nel decreto legge che ha disposto la delega l’indicazione era proprio quella di accorciare il tirocinio post universitario “… al fine di accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro …

I laureati in Servizio Sociale che voglio iscriversi all’albo devono mettere in preventivo un ulteriore anno (minimo) di tirocinio post universitario?
Ritengo di no. Infatti tra bozza andata in consiglio dei ministri e la stesura definitiva pubblicata in gazzetta c’è una piccola ma significativa differenza:

  • nella bozza di decreto: “Il tirocinio professionale, obbligatorio e della durata di diciotto mesi, consiste nell'addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante, finalizzato a conseguire le capacità necessarie per l'esercizio e la gestione organizzativa della professione …”
  • nel decreto pubblicato: “Il tirocinio professionale è obbligatorio ove previsto dai singoli ordinamenti professionali, e ha una durata massima di diciotto mesi ...consiste ecc.”

Ora il nostro ordinamento professionale non prevede il tirocinio post universitario quale attività da svolgersi per poter accedere all’albo (come previsto per esempio per gli psicologi) ma, lungi dal negare la necessità dell’attività di tirocinio, trovo più opportuna e sicuramente da valorizzare più proficuamente la collocazione nell’ambito del percorso universitario secondo le osservazioni che Ombretta Okely e Franca Dente hanno espresso sul forum di ASit. 

art 7
Formazione continua: la formazione continua diviene obbligatoria per legge, non svolgerla costituisce illecito disciplinare. L’articolo attribuisce al Consiglio Nazionale dell’ordine il compito di emanare (entro un anno e previo parere favorevole del Ministero della Giustizia) un regolamento che definisca:

  1. le modalità e le condizioni per l'assolvimento dell'obbligo di aggiornamento da parte degli iscritti e per la gestione e l'organizzazione dell'attività di aggiornamento a cura degli ordini o collegi territoriali, delle associazioni professionali e dei soggetti autorizzati;
  2. i requisiti minimi, uniformi su tutto il territorio nazionale, dei corsi di aggiornamento;
  3. il valore del credito formativo professionale quale unità di misura della formazione continua.

Qui si pone il problema di gestire la fase intermedia tra l’attuale regime (che è comunque sperimentale) e quello previsto da questa legge. In sede di redazione del nuovo regolamento sarà utile prevedere una norma transitoria che salvaguardi i crediti dei colleghi che hanno ritenuto di investire in formazione, le attività formative operate dai vari soggetti ecc. 

art 8
i procedimenti disciplinari
: l’art 8 regolamenta l’istituzione dei consigli di disciplina territoriali ai quali “ … sono affidati i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari riguardanti gli iscritti all'albo.” La norma sancisce il principio di divisione tra gli organi amministrativi (i consiglieri dell’ordine eletti) e gli organi disciplinari (consiglieri del consiglio di disciplina che sono nominati). Le due cariche, a differenza di quanto avviene ora, sono incompatibili. Il consiglio di disciplina è composto da 3 soggetti (la norma lascia intendere che non debbano necessariamente essere AA.SS.) che sono nominati dal presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’ordine territoriale. Il presidente del tribunale, comunque, opera la propria scelta su una rosa di 6 nominativi proposti dall’ordine secondo dei criteri che lo stesso ordine nazionale deve approvare entro il 15 novembre prossimo. Rispetto alla bozza precedente si è snellito notevolmente il percorso di costituzione dei consigli di disciplina che prima era un arzigogolato meccanismo di attribuzione delle competenze disciplinari al consiglio territoriale più vicino a quello nel quale è iscritto l’A.S. soggetto al procedimento disciplinare, una sorta di legittima suspicione. Tra l’altro il meccanismo si presentava come oneroso anche da un punto di vista dei costi di gestione. Su questo fronte si sarebbe potuto fare qualcosa di più prevedendo la costituzione dei consigli interregionali.


Conclusioni
E’ comprensibile la relativa soddisfazione espressa dal presidente del CNOAS (in questa sezione del sito trovate i comunicati stampa) come rimane anche comprensibile la delusione per il mancato recepimento di molte delle istanze che il Consiglio Nazionale aveva promosso con la presentazione di una proposta di legge. Su quest’ultima avevamo evidenziato comunque delle criticità.
C’è comunque da dire che il legislatore aveva la strada obbligata: in ogni caso non avrebbe potuto recepire le proposte del CNOAS. Infatti la legge-delega fissa dei paletti ben precisi dentro i quali il governo è autorizzato a legiferare e tra questi non è presente la possibilità di istituire classi di laurea, definire l’attività professionale, modificare l’attuale assetto dell’albo ecc.
Acquista quindi un senso la proposta di un “Patto per la professione”, formulato dal SUNAS nel gennaio scorso, teso a coalizzare le varie anime della comunità professionale intorno a obbiettivi che vadano a completare il percorso di definizione dell’assetto della professione in Italia. E’ semmai intorno all’identificazione di queste “varie anime” che occorre lavorare ancora uscendo dall’approccio “istituzionale”. Nel giro di pochi anni la composizione della comunità professionale è cambiata, soprattutto le giovani generazioni parlano con nuovi media, agiscono formule nuove di impegno professionale e si aggregano in luoghi altri, o non luoghi. Un patto per la professione deve poter coinvolgere questo patrimonio nemmeno troppo sommerso, il rischio altrimenti sono derive individuali che allontanano dall’appartenenza e alla fine indeboliscono tutti.

bozza decreto riforma professioni

Bozza ufficiosa del Decreto del Presidente della Repubblica recante “Riforma degli ordinamenti professionali in attuazione dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011 n. 148

Autore  Data 2012-08-20 Lingua  Italian Dimensioni 172.11 KB Download 820

DPR 137/2012 riforma delle professioni

Decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012 , n. 137
Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148

Sito Gazzetta Ufficiale Data 2012-08-20 Lingua  Italian Dimensioni 101.91 KB Download 1777

Letto 12944 volte Ultima modifica il Lunedì, 03 Settembre 2012 23:32

Commenti   

 
#1 RE: La riforma degli ordini: il DPR 137/2012Angela Tortorella 2012-08-28 14:51
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#2 RE: La riforma degli ordini: il DPR 137/2012Lapalisse 2012-09-04 21:21
questo io non l'ho mica letto nel DPR
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#3 RE: La riforma degli ordini: il DPR 137/2012kris 2012-10-08 13:00
cosa comporta in pratica questa riforma?
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#4 RE: La riforma degli ordini: il DPR 137/2012kris 2012-10-08 13:10
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#5 RE: La riforma degli ordini: il DPR 137/2012vittorio zanon 2012-10-14 23:15
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#6 RE: La riforma degli ordini: il DPR 137/2012kris 2012-10-22 12:10
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