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Saperi Ladri di bambini All'occhio del gagio
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Venerdì, 30 Novembre 2007 01:00

All'occhio del gagio

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Ho visto una pubblicità alla televisione italiana: si vedono due vecchi che litigano per dormire con la luce accesa, perché tanto dicono che pagare la bolletta adesso costa meno se consumi di notte… in un’altra pubblicità una mamma telefona col cellulare alla figlia che è seduta accanto a lei sul divano, per chiederle di passarle il telecomando…



Faccio fatica, a volte, a capire il mondo dei gagi: si lamentano tanto che la loro terra viene invasa da tanti clandestini, ma mandano in giro questa immagine del loro mondo, dove tutti stanno bene e spendono tanti soldi anche quando non serve… forse perché non sanno più cosa fare con tutti i soldi che hanno… Peggio per loro, ma peggio un po’ anche per noi, che dobbiamo dividere tutta questa abbondanza anche con gli altri che vengono in questa terra a cercare fortuna.

E poi non capisco: cosa interessa a loro quello che facciamo noi? Nell’autobus ci stanno lontani, qualcuno si lamenta che siamo sporchi e puzziamo. Le donne con le pellicce quando mi vedono si tengono strette le loro borsette finte, ma devono stare tranquille, perché non sono mica io che ruberò i loro soldi… oggi non mi servono i loro soldi, oggi è festa al campo e non abbiamo tempo per queste cose: c’è un matrimonio e bisogna fare festa a volontà. I gagi non lo capiscono perché le nostre famiglie devono fare festa, dicono che siamo poveri e non possiamo permetterci di fare festa anche noi. Che i soldi dobbiamo metterli via, accumularli per il futuro… ma noi non dobbiamo pagare le bollette, nel futuro, e non vogliamo vivere tristi oggi per stare meglio domani: a domani ci penseremo un’altra volta, quello che ci interessa è stare bene e essere felici oggi. Così i gagi, anche quelli del comune, li accontento facendo quello che loro dicono finché mi fa comodo; poi, quando non mi va più, faccio quello che decido io. E infatti oggi facciamo festa e spendiamo tutto, perché la festa sia bella e grande. Verranno parenti da mezza Europa per questo matrimonio.

E i gagi hanno il coraggio di dire che i nostri matrimoni non valgono, perché non ci sono le carte, che dimostrano tutto… non capiscono niente, questi sciocchi gagi. Mi sono sposato a 16 anni e mia moglie ne aveva 13. Abbiamo avuto 7 figli e tutti gli uomini sanno chi sono la madre ed il padre: io sono il marito e lei è mia moglie, non servono inutili pezzi di carta per dimostrare una cosa che tutti già sanno. Le carte servono solo ai gagi, o a noi per imbrogliare i gagi. Infatti anche io alla fine mi sono sposato, due anni fa, dopo che la polizia mi ha dato l’espulsione per la terza volta: sono tornato in Romania e così ho sposato mia moglie, ho preso il suo cognome, ho fatto il passaporto nuovo e così adesso sono un’altra persona e quando la polizia mi ferma non sa che mi hanno già fatto l’espulsione tante volte, ma usando il mio vecchio nome.

Questo complica un po’ la situazione quando i gagi del comune, quelli che gestiscono il campo dove stiamo adesso, vengono per fare i controlli e si arrabbiano perché i miei figli hanno dei cognomi diversi tra loro e mi chiedono come faccio a dimostrare che quelli sono tutti figli miei, se non ho nemmeno tutti i documenti giusti per tutti quanti… Ma perché devo dimostrare che quelli sono i miei figli, se tutti già lo sanno? Che poi anche il nome che abbiamo nei documenti non è il nostro vero nome, perché tra di noi ci chiamiamo con un altro nome, il nome che tutti conoscono e che non è scritto in nessun registro ufficiale. I gagi questo non lo capiscono e forse non lo capiranno mai. Ma nemmeno io stesso li ricordo tutti i nomi che hanno i miei figli nei documenti, e lo stesso vale per mia moglie. A volte, quando mi servono i nomi dei miei figli, me li ricordo solo leggendoli dalle carte di nascita o dal passaporto, per i figli che abbiamo inserito nel passaporto. Per questo, quando mia moglie deve andare in qualche ufficio qui in Italia, la accompagno sempre anche io, perché lei non parla bene l’italiano e non capisce, e se deve dire i nomi dei nostri figli, non li sa tutti, perché lei non sa leggere come me.

Una volta o l’altra, proverò ad andare a trovare mio fratello in quel campo in sud Italia: dicono che lì si sta meglio perché ci sono meno regole e puoi fare quello che vuoi, ma non so se si riescono a fare i soldi come ci si riesce qui al nord. Mia figlia più grande, che è già sposata, di sicuro resterà qui: lei fa manghel ai semafori e adesso che è incinta (e poi quando avrà il bambino piccolo) farà ancora più soldi, perché una ragazzina giovane colpisce di più il cuore e il portafogli del gagio fermo al semaforo, rispetto al ragazzo o all’uomo che, pensa il gagio, “potrebbe andare a lavorare”. Peccato però che, in Italia, senza permesso di soggiorno non puoi andare a lavorare e se anche riesci ad avere il permesso di soggiorno, quasi nessuno è disponibile a farti lavorare in regola per lui. Ma se qualcuno mi dà un lavoro in regola, allora sì che posso dimostrare che anche un rom sa lavorare con impegno e dignità, invece di fare il “parassita della società”, come dicono i gagi.

Infatti non capiscono che per noi andare al semaforo è come un lavoro e su questo siamo proprio bravi. Uno dei pochi lavori che riusciamo a fare senza rischiare di andare in prigione, perché anche noi dobbiamo dare da mangiare alle nostre mogli e ai nostri figli, e non è facile farlo rispettando tutte le leggi che ci sono in Italia, per non parlare poi delle discriminazioni e dei pregiudizi coi quali dobbiamo scontrarci ogni giorno… Una volta è successo che un vigile si è arrabbiato con me, dicendo che non bisogna mandare i nostri bambini ai semafori, che è pericoloso e che si crea intralcio alla circolazione dei veicoli… proprio così ha detto, “intralcio alla circolazione dei veicoli”, allora io volevo dirgli che noi non creiamo nessun intralcio e che, può dirlo anche al sindaco, camminiamo quando le macchine sono già ferme, e non siamo pericolosi con nessuno, se nessuno ci fa arrabbiare. Io invece dico che sono altri quelli che creano intralcio alla circolazione: alla mattina si mettono ai nostri semafori quelli che regalano i giornali, sono vestiti di giallo o arancione e corrono veloci in mezzo al traffico con un pacco di giornali in mano e tutte le macchine si fermano per farsi dare il giornale, anche quando il semaforo è verde; se non stai attento rischi di andare a sbattere addosso alle macchine che si fermano, o di investire i ragazzi gialli e arancioni. E io mi chiedo perché i vigili a loro non li fermano mai e non gli danno la multa o non li portano in questura a fare le impronte e le fotografie… Io penso che forse fanno così perché loro gli regalano il giornale; ma se poi ci lasciano in pace, allora anche noi possiamo lavargli il vetro senza fargli pagare, una volta ogni tanto…

Ma col gagio non è mica facile poter fare tutti questi discorsi, perché bisogna dire quello che lui si aspetta, recitare un ruolo che lui ha deciso di assegnare al rom: è in questo modo che è più facile che ti dia qualche monetina o che faccia quello che vuoi tu…

Già, recitare un copione, impersonificare una parte che la persona che hai davanti ha deciso di assegnarti. Su questo, noi rom, siamo imbattibili. Sappiamo bene cosa dire, come dirlo e quando, così come e quando farlo: con gli assistenti sociali del comune, con la polizia, con le maestre della scuola, con i dottori all’ospedale o con i volontari che vengono a portarci i vestiti e le caramelle a Natale… Con ciascuno di questi noi prendiamo quello che ci serve, facciamo un sorriso o piangiamo le nostre disgrazie, ostentiamo sicurezza o stappiamo una bottiglia in allegria… poi tanto loro se ne vanno, tornano a casa dalle loro famiglie, a raccontare quanto sono stati bravi e come invece sono i rom: ladri o poveri, imbroglioni o sprovveduti, affascinanti avventurieri o amici più sfortunati, genitori da educare o selvaggi da recuperare… ciascuno pensa di sapere benissimo chi siamo e cosa pensiamo, o quale è il modo migliore di comportarsi con noi…

Ma è proprio allora, quando tutti i gagi se ne vanno e non c’è più nessuno che vuole capire e interpretare il nostro mondo, che noi, finalmente soli e lontani da occhi stranieri, siamo finalmente liberi di essere e di fare ciò che vogliamo.

Letto 2280 volte Ultima modifica il Martedì, 19 Luglio 2011 18:12

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