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Venerdì, 30 Novembre 2007 01:00

Arcobaleno

Scritto da  Yurena Truillo Perez
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di Yurena Truillo Perez

strega2Il mio primo anno di tirocinio si rivelò molto ricco.

Avevo avuto la possibilità di assistere a tanti eventi drammatici e intensi ma questa volta mi era sembrata la più dura.

Un bambino che scappa dalla finestra per chiedere aiuto, aiuto per la sua mamma a terra quasi morta e incinta da sei mesi, a terra per le percosse del grande e grosso papà, che chiede ai figli "lasciatela morire li" dopo averle lanciato anche una sedia in testa.

Un bambino di colore, che non riesce a parlare con una voce più forte di quella di un soffio, e che dice pian piano all'orecchio dell'Assistente Sociale "pensavo fosse morta".

Rientriamo in ufficio, la mia supervisora capisce che sono sconvolta e rispetta il mio bisogno di pensare e basta. Pensare e basta, soffrire e basta.

Torno a casa e sul treno ho gli occhi persi sugli alberi che sfuggono via.

Sono arrabbiata e triste allo stesso tempo, ma mi sento un peso grosso, il peso grosso dell'impotenza, del non poter far tornare indietro questa brutta puntata del film. E adesso? Come potrei io o chiunque affrontare una questione cosi grave? Come, con quali parole spiegare, con quale forza d'animo sollevare qualcuno cosi indifeso?

Arrivo a casa mia e tutto mi sembra irritantemente normale. Ho un marito che mi aspetta col sorriso e la cena pronta, una famiglia che mi stima e persino una vecchietta vicina di casa che mi ha portato il dolce. Ma Alex non ha niente di tutto questo, lui stasera deve dormire impaurito e nascondersi sotto le coperte perché l'omone grosso è nella stanza accanto. Domani dovremmo pensare ad una soluzione per Alex, e io non riesco ad immaginarne nemmeno una che mi possa sembrare minimamente giusta.

La cena si rovina, la rovino io col mio muso e la poca voglia di parlare, e Gabry che mi chiede "cosa c'è?"

C'è che non valgo per questo mestiere, che non ho le forze per affrontare un bel niente, che dovrei avere le risposte ma ho solo paura, e che forse ho sbagliato tutto. Come farò ad aiutare la gente se mi sento soprafatta per delle cose che a noi "professionisti del sociale" dovrebbero apparire normali? Non riesco ad immaginarmi nemmeno che un domani mi ci abituerò e riuscirò a sormontare tutta questa rabbia che mi schiaccia. Non è giusto che le persone debbano soffrire, che i bambini debbano soffrire, che Alex stia soffrendo cosi adesso.

La supervisora ha stabilito un piano d'intervento. Io non sono convinta perché tutto mi sembra inutile, ma rispetto e osservo.

Una sera torniamo a casa di Alex. Erano tutti li, sembravano quasi una famiglia felice (sto ironizzando).

Mamma e papà seduti a tavola, bambini sul divano, AS e tirocinante a tavola con papà e mamma in posizione tale da poter osservare il divano. L'omone parla e sorride forte cercando di farsi simpatico ai nostri occhi perché è spaventato, ma nessuno lo accompagna nel sorridere, nemmeno noi.

Si respira tensione e bisogno di fare apparire normale, fin troppo, il tutto. Capisco che non sarà cosi facile, ma taccio. Alla fine della visita fuori piove moltissimo. "Qui diluvia" ho detto ad Alex, lui, cosi piccolo da arrivarmi solo all'anca mi diede la lezione più bella che io abbia mai potuto imparare. "Non importa se diluvia-mi disse guardandomi negli occhi- perché dopo il diluvio arriva sempre l'arcobaleno".

Il suo sorriso è rimasto impresso per sempre in me e non potrò mai ripagare quell'insegnamento fondamentale che non avrebbero mai potuto darmi i migliori libri di servizio sociale. Un bambino cosi piccolo, cosi indifeso, mi guarda e mi parla dei colori della speranza. E allora compresi che gli assistenti sociali non sono dei maghi con la risposta nascosta dentro al cappello nero. Le persone nei momenti più difficili nascondono delle risorse proporzionali alla prova. Le risorse che sono molto più potenti di qualsiasi sussidio o comunità o terapia di gruppo. E' la voglia di vivere, di credere, di vincere, l'istinto di conservazione che spinge tutti noi a trovare anche nel dolore una ragione per andare avanti nonostante i più potenti diluvi.

Alex mi regalò l'arcobaleno, da adesso in poi non cercherò le soluzioni in me, cercherò di accompagnare l'altro a scoprire e farmi scoprire le risorse che possiede già.

Letto 1770 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Marzo 2011 15:34

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