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Mercoledì, 06 Marzo 2013 22:37

31 ottobre

Scritto da  Raffaello Maggian
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di Raffaello Maggian

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Il 31 ottobre era molto atteso, come accade ad ogni studente che deve sostenere un esame importante, anche se ha la consapevolezza di avere seguito con scrupolo il programma, di avere avuto giudizi positivi nelle prove intermedie e di avere, a casa, svolto i compiti assegnati.

Quindi ero tranquillo, ma non rilassato. Esiste sempre un margine di incertezza, che crea inquietudine. Chi ti esamina potrebbe trovare una lacuna per la quale sei impreparato e spiegarti che dovrai fare delle ripetizioni oppure rifare tutto daccapo.
L'appuntamento era alle 11. Sono arrivato al Centro di Aviano in anticipo di mezz'ora, accompagnato da mia moglie.
Il piazzale era pieno di auto, oltre un centinaio; abbiamo fatto fatica a trovare un posto libero.

Entrati nell'ambulatorio dove si svolgono i controlli, sono rimasto colpito dalla quantità di persone presenti, sedute, in paziente attesa.
Mi rivolgo allo sportello della reception. Ho solo tre persone davanti, ma il meccanismo che distribuisce i numeri per fare ordine nella fila si inceppa. Le due donne addette allo sportello escono e cercano di trovare una soluzione. Non si trova il nastro di carta con i numeri. La fila intanto aumenta di numero e la gente si innervosisce. "Si metta in fila: Non ci sono i numeri!" grida qualcuno all'ultimo arrivato.
Finalmente viene trovato il nastro dei numeri e tutto riprende.
Io ho il numero 104. Mi accorgo di andare in ansia, perché l'appuntamento è alle 11 e mancano 10 minuti. Finalmente arrivo allo sportello. L'impiegata più anziana è affiancata
da una molto più giovane, in sovrappeso, con le treccine lunghe da africana colorite di biondo, le unghie nere, un piercing al naso e le scarpe a punta stretta. Mi viene consegnata una scatola rotonda. Mi dicono che devo attendere che quando sarà il mio turno si illumineranno delle luci rosse verrà indicato il numero della stanza in cui devo entrare.
Faccio un giro. Ci sono 14 stanze, ciascuna con il suo numero . Tengo in mano nervosamente la scatola. La televisione accesa , posta in alto, trasmette "Forum" condotto da Rita Dalla Chiesa.
Passa mezz'ora. C'è sempre molta gente. Comincio a chiedere. "Scusi, lei a che ora ha l'appuntamento?" "Alle 9, anche l'altra volta ho aspettato due ore".
Cresce il nervosismo. Non ho voglia di leggere , né di seguire "Forum", che sta decidendo su una questione per me assurda: una donna chiede i danni morali a un uomo che l'ha invitata nella sua casa di vacanza, dove trova un'altra donna, presentata come parente dell'uomo e che alla fine della settimana si qualifica come la regolare moglie.
Ho ben altro da pensare in questo momento.

Alle 12 mi chiamano per microfono. "Scusi, ma l'apparecchio elettronico che ha in mano non funziona e così abbiamo dovuto chiamarla a voce".
Il medico otorino mi fa il controllo. Mi spruzza la narice sinistra di etere ma non riesce ad entrare con la minuscola videocamera collegata al cavo . Spiego che non ho mai avuto problemi con la parte destra. Così infatti accade .
Alla fine sullo schermo appare l'esito dell'endoscopia: le foto scattate sono inequivocabili. La macchia bianca non 'è più.
"Lei è guarito" . In termini statistici la guarigione è assicurata con la percentuale del 99,99999 (periodico).
Sono senza parole. Penso che dovrei essere felice, ma non riesco ad esprimere manifestazioni di gioia. Sono ancora stordito. Penso a tutta quella gente intorno. Penso ai medici e infermieri che ogni giorno sono a contatto con tanta sofferenza. Penso a chi si trova ad essere collocato in livelli più bassi della statistica dei successi.
Riesco solo a dire: "Certo, sono contento; ma se non so la causa della mia malattia, come faccio a prevenirla? " "Fuma?" . "Mai fumato in ta mia" . "Beve?" . "Sono quasi astemio" . "Parla molto?" "Beh, si ho parlato molto in passato avendo avuto rapporti con il pubblico per anni come assistente sociale e insegno ancora all'Università". "Ecco, la spiegazione, allora!. Ci rivediamo fra due mesi ".

Arriva il radioterpista che mi ha avuto in cura tutto il periodo. E' molto cordiale e gli stringo la mano. Lo ringrazio. "Mi tenga informato; mi scriva via e-mail, mi fa piacere leggere i suoi racconti, come vive l'esperienza, perché può essere di aiuto anche per altri pazienti che non riescono ad esprimere le proprie emozioni!". "Bene, lo farò", prometto. Ne parlo con mia moglie, che dice "Potremmo scrivere un racconto a quattro mani, con la presentazione del radioterapista".
Una bella idea, ci penserò.

12 gennaio 2013
La notizia della scomparsa di Mariangela Melato mi ha rattristato. Mi ha fatto venire in mente il 28 settembre, io felice per avere concluso con buoni risultati il ciclo di radioterapia, lei all'ingresso dell'Ospedale di Aviano. Le ho dato la mano, esprimendole il mio apprezzamento per la sua recitazione e le ho raccontato la mia gioia per avere saputo che la cura aveva per il momento dato buoni risultati. Lei era serena, solare, mi ascoltava molto partecipe della mia felicità e voglia di vivere. L'avevo già intravista i giorni precedenti; ucite brevi dall'ospedale per una boccata d'aria con un'amica.
"Ma lo sa che noi siamo più simili di quello che lei immagina!" mi ha detto dopo avermi ascoltato. Mi ha abbracciato con entusiasmo.
Non posso dimenticare i suoi denti, il suo sorriso aperto e il bacio augurale che mi ha dato.
Riposi in pace.

Letto 1588 volte Ultima modifica il Mercoledì, 06 Marzo 2013 22:55

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