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Domenica, 29 Gennaio 2012 11:52

Dove va l'assistenza?

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a cura di Maurizio Cartolano

Sarebbe un errore gravissimo limitarsi a considerare l’attuale contesto di crisi come un transitorio periodo di “vacche magre” nel quale anche le politiche del welfare debbano contribuire con la loro parte, ammesso che questa sia una logica accettabile proprio nel momento socio-economico che stiamo vivendo. Le proposte politiche in itinere non sono infatti di semplice adeguamento alla situazione, ma si configurano come una vera e propria controriforma le cui conseguenze appaiono irreversibili. La nostra professione, con poche eccezioni, sembra sottovalutare gli effetti devastanti che l’eventuale approvazione della legge delega all’esame del parlamento potrà portare al sistema dei servizi, ad un approccio moderno della pratica professionale, al ruolo degli operatori impegnati e non ultimo al benessere sociale.


Con questo “istant book” intendiamo dare contributi di conoscenza su quanto sta avvenendo a livello legislativo sul fronte della riforma dell'assistenza. La legge 328/00, pur con le sue evidenti criticità, ha costituito un salto culturale notevole nel ripensare il sistema di welfare per la società italiana. Sono state disegnate opzioni importanti per governare con efficacia un sistema che è oggettivamente complesso per il coinvolgimento di più attori sia pubblici che privati, per la ricaduta che si ha in termini di qualità della vita, per la prospettiva universalistica del sistema stesso chiaramente affermata, con un’enfasi quasi da carta costituzionale, nell’articolo 1 comma 1, della legge 328/2000: “La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione”.

E' quindi viva la preoccupazione che importanti soggetti della società civile hanno espresso nelle audizioni parlamentari promosse dalle commissioni riunite finanze ed affari sociali. Di queste voci ne riportiamo alcune (quelle che sono entrate più nel merito dell’art 10 che riguarda la riforma assistenziale) che è stato possibile reperire nella rete, sono contributi che ritengo utili per una riflessione approfondita perché introducono elementi di valutazione tecnica, economica e culturale al tema dei servizi.

Ci è comunque sembrato utile far precedere ai documenti presentati dai testimoni privilegiati in sede parlamentare, una analisi della spesa sociale in questi ultimi anni a cura di Cristiano Gori, (ne parleremo più avanti) e alcune osservazioni della collega Patrizia Del Principe (CNOAS) anche queste sul tema delle politiche sociali di fronte alle iniziative politiche in discussione.


Indice

  1. Maurizio Cartolano
    Osservazioni preliminari.

  2. Il disegno di legge.
  3. Cristiano Gori
    Più spesa pubblica e meno servizi. La novità inattesa del welfare italiano.

  4. Patrizia Del Principe
    Le politiche sociali nel nuovo conteso socio economico: riflessioni e proposte.

  5. Forum del Terzo Settore
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: valutazioni e proposte sulla parte assistenziale.

  6. Gruppo Abele
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: osservazioni sull’articolo 10.

  7. Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: Osservazioni della FISH.

  8. Nerina Dirindin
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: osservazioni sull’articolo 10.

  9. Cittadinanza Attiva
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: commento e proposte per la sostenibilità del welfare.

  10. CGIL
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati.

  11. Emanuele Ranci Ortigosa
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati.

  12. Tiziano Vecchiato
    Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: le osservazioni della Fondazione “E. Zancan” onlus

  13. Scarica tutti i documenti

 

Osservazioni preliminari.

Il disegno di legge 4566 – al momento in cui scriviamo queste note a gennaio 2012 – è all'esame delle commissioni riunite finanze ed affari sociali. Si tratta di un DDL presentato dal precedente governo il 29 luglio 2011 nell'ambito più generale degli interventi previsti per il contenimento della spesa pubblica. Il dettato del provvedimento recita: "Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale". Si tratta quindi di una legge che il parlamento ha facoltà di approvare e che, nell'ambito dei paletti previsti appunto dalla legge stessa, da mandato al Governo di predisporre nell'arco di 2 anni, una serie di provvedimenti normativi tesi a rendere operativi gli intendimenti contenuti nella norma di delega.

La portata della legge delega in effetti è tale che avrebbe avuto più senso che della intera questione fosse stato direttamente investito il parlamento, si tratta infatti di interventi strutturali in settori importanti del nostro sistema di welfare: previdenza, sanità, interventi a sostegno del reddito e politiche sociali. D'altra parte il Governo non ha proposto il provvedimento con la finalità di mettere a punto le pur necessarie azioni di riforma del sistema, piuttosto la richiesta di delega nasce dalla valutazione squisitamente politica di intervenire con tagli - l'art 11 è nella sua laconicità chiarissimo in questo senso - su una voce di spesa del sistema sociale. In questo senso è appena il caso di sottolineare che la proposta è presentata dal ministro delle finanze e non di concerto, come è d'uso in queste circostanze, anche dal ministro del welfare.

Tutto il testo è compreso in 11 articoli, i primi 9 articoli trattano delle varie norme fiscali e previdenziali e che – per la natura delle innovazioni che verrebbero introdotte - sono state oggetto di numerose notizie di stampa.

Più defilato invece è stato il dibattito intorno all'art 10 che prendiamo in esame. L’articolo che tratta della riforma assistenziale ha presupposti che in larga parte appaio condivisibili. Leggiamo dalla presentazione: “La presente delega è quindi rivolta a ricomporre il quadro allineando quello che oggi è disallineato, attraverso il riferimento alle disposizioni costituzionali degli articoli 117 (livelli essenziali) e 118 (sussidiarietà) della Costituzione. Lo scopo è quello di permettere che i servizi socio-sanitari possano integrarsi con i servizi del welfare.” e ancora nella relazione tecnica: “La delega in esame, quindi, mette in atto una serie di misure volte a superare le attuali sovrapposizioni e duplicazioni di servizi e di prestazioni, che rendono poco efficace il sistema attuale. Attraverso l'adozione dei decreti legislativi verrà attuato un quadro della spesa per il welfare meno frammentato, con pochi attori che erogano le prestazioni a favore dei cittadini. Il sistema così delineato permetterà di ottenere, attraverso la riqualificazione e l'integrazione dei vari livelli di governo, una maggiore efficacia ed economicità.”

Ma se i presupposti appaio significativi, la norma in realtà esprime delle palesi contraddizioni: evidenziamo in questo ambito una interpretazione perlomeno azzardata del principio di sussidiarietà. L'articolo 10 in coerenza con la dottrina che ha ispirato la redazione del “Libro Bianco”, va ad attribuire – in nome della sussidiarietà – le competenze assistenziali primarie sulla persona direttamente alla famiglia (sul cui ruolo c’è un’enfasi strumentale utile solo al conferimento di un vero e proprio ruolo surrogatorio delle politiche sociali per la persona), alle organizzazioni del terzo settore (qui messe indistintamente in un mix unico che comprende volontariato, no profit in senso generale e cooperazione sociale) e i comuni a cui è demandata la regia della gestione delle social card.

Al di là degli aspetti di correttezza costituzionale sulla quale si sono soffermate molte osservazioni negli interventi, è evidente l’abiura ad ogni principio di programmazione e organizzazione dei servizi a livello pubblico, direttamente accusati nella presentazione della proposta di legge di inefficacia e inefficienza. Si legge infatti che la gestione dei servizi da parte del settore privato (un privato alquanto indistinto come detto prima): “È un'opzione decisiva perché spesso, a causa di un pregiudizio ideologico non ancora del tutto tramontato, il Terzo settore non è ancora debitamente valorizzato e si continua a ritenere che sia meglio la gestione pubblica diretta, anche quando costa di più e rende qualitativamente meno di un servizio erogato da un ente con finalità sociali. In altre parole, il pubblico continua aprioristicamente a essere ritenuto moralmente migliore e da privilegiare a dispetto di ogni risultato qualitativo e quantitativo.”

In realtà questo “pregiudizio ideologico” credo che sia ormai praticamente irrintracciabile, indipendentemente dalla composizione politica delle amministrazioni territoriali, nelle varie organizzazioni locali dei servizi che sempre più esternalizzano le azioni di politica sociale ad organismi del privato sociale che siano cooperazione o associazioni di promozione sociale. Il riferirsi a questa istanza appare qui più strumentale a giustificare l’attribuzione tout court di competenze (e responsabilità aggiungiamo) alla fine della filiera, al punto che la gestione della social card - per esempio - è normata così (comma 1/e): “con lo scopo di identificare i beneficiari in termini di prossimità, di integrare le risorse pubbliche con la diffusa raccolta di erogazioni e benefìci a carattere liberale, (i comuni provvedono) di affidare alle organizzazioni non profittevoli la gestione della carta acquisti attraverso le proprie reti relazionali”

Come si vede salta anche un altro principio importante di politica sociale: l’esigibilità dei diritti, ovvero una esigibilità che si potrà esercitare passando obbligatoriamente attraverso i centri di ascolto Caritas (e lo dico con tutto il rispetto) o altre iniziative volontaristiche di questo tipo.

Ci sono numerosi altri punti di criticità nel disegno di legge ben osservati dai diversi interlocutori che sono riportati in questo testo per i quali non è possibile tracciare una sintesi collettiva che non sia quella – concorde – che occorre smettere di considerare le politiche sociali come un costo, ma ribaltare la logica e attribuire a queste la finalità di investimento per la crescita sociale della comunità.
Maurizio Cartolano

Il testo della legge delega

Il testo della legge delega
L'articolo contiene la presentazione, la relazione tecnica e il resto della norma
Disegno di legge: "Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale" (4566) presentato il 29 luglio 2011

Sito Camera dei deputati Data 2012-01-29 Lingua  Italian Dimensioni 125.36 KB Download 1286

Cristiano Gori - Dove va l'assistenza

Cristiano Gori
Più spesa pubblica e meno servizi. La novità inattesa del welfare italiano.

Il documento è la presentazione del numero speciale 3/2011 di Welfare Oggi (Maggioli editore) con il quale Gori introduce una quasi provocazione: nelle politiche sociali italiane, anche se meno di altre nazioni europee, non si spende poco, si spende male e paradossalmente la politica dei tagli produce l’effetto di gonfiare la spesa pubblica. Come? Con la freddezza dei numeri si illustra come l’emersione di nuovi bisogni, l’assenza di una conseguente programmazione di nuovi servizi uniti al taglio di fondi - soprattutto dei comuni - ha impedito lo sviluppo di politiche di contrasto che hanno finito per “travasare” i bisogni nell’ambito della spesa per i diritti soggettivi (sanità, prestazioni di invalidità, previdenza) che non sono soggetti a vincoli di bilancio. La legge delega, qui non considerata in quanto l’articolo è stato scritto nelle settimane precedenti la pubblicazione, tenta di arginare questo paradosso con la limitazione dell’esigibilità di questi diritti soggettivi, ma opportunamente l’autore fa notare che la complessità dei soggetti chiamati a governare, i diversi livelli di gestione non possono produrre neppure nel medio/lungo periodo benefici significativi in termini di minore spesa. Ma soprattutto, per ciò che ci riguarda da vicino (la rete dei servizi territoriali), emerge quando la previsione di taglio, drammatica per l’esistenza stessa dei servizi, non è che una quota risibile della spesa sociale in generale.

Sito Gruppo Solidarietà Data 2012-01-29 Lingua  Italian Dimensioni 283.96 KB Download 1314

CNOAS - Dove va l'assistenza

Patrizia Del Principe (CNOAS - Presidente commissione politiche sociali)
Le politiche sociali nel nuovo conteso socio economico: riflessioni e proposte.
Sul tema dei tagli lineari, quindi forzosamente indiscriminati, della spesa sociale, Del Principe condivide con Gori l’osservazione della rinuncia della politica a governare il fenomeno. I tagli lineari sono una non scelta, una non politica, in qualche modo un sistema non interessato a leggere la realtà e i suoi bisogni, qui riportati attraverso una analisi dei dati ISTAT. Il documento individua la necessità di una partecipazione del CNOAS ad un tavolo concertativo con gli altri attori delle politiche sociali.

Sito CROAS Liguria Data 2012-01-29 Dimensioni 145.31 KB Download 1306

Forum Terzo Settore - Dove va l'assistenza

Forum del Terzo Settore
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: valutazioni e proposte sulla parte assistenziale.
Il Forum del Terzo Settore esprime una posizione netta: la delega deve essere cancellata. A sostenere questa richiesta vengono portati argomenti tecnico-politici confortati da analisi di spesa e valutazioni strategiche sulla inutilità di un intervento che si sostanzia in tagli. Si evidenzia quanto manchi una sostanziale strategia di intervento, in particolare in settori come la lotta alla povertà, e non potrebbe essere altrimenti stante la finalità ultima dell’intervento normativo. Le indicazioni contenute nella delega che potrebbero avere delle ricadute positive sono – per il forum del Terzo Settore - mal formulate e confuse. Tra le osservazioni critiche nel merito dell’impianto della legge – che saranno un tema ricorrente in molte audizioni – anche la conformità costituzionale di un provvedimento che intende dettare norme in materie che la riforma del titolo V° della Costituzione attribuisce al potere legislativo regionale. Successivamente a questo documento il Forum ha prodotto un corposo rapporto Il Welfare di domani? Le possibili conseguenze della delega sull’assistenza sociale. Un’analisi a partire dai dati” liberamente reperibile a questo link.

Sito Gruppo Solidarietà Data 2012-01-29 Lingua  Italian Dimensioni 350.72 KB Download 1179

Gruppo Abele - Dove va l'assistenza

Gruppo Abele
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: osservazioni sull’articolo 10.
Il documento di audizione del Gruppo Abele evidenzia senza mezzi termini la questione cruciale di questa legge delega: questo provvedimento mette in discussione il concetto di un sistema di welfare ispirato a diritti universali non negoziabili. In questo senso il Gruppo Abele, a partire da una analisi persino lessicale dei termini utilizzati, riconduce la riflessione nell’ambito di una chiarezza metodologica per la quale non si possono sovrapporre le politiche sociali con le politiche assistenziali. Voler attribuire – per esempio - lo status di intervento assistenziale all’indennità di accompagnamento è una operazione che rinvia ad approcci ispirati alla concezione “caritatevole” dell’assistenza, ma soprattutto subordina l’esigibilità dei diritti soggettivi alle (discrezionali) disponibilità di bilancio.

Sito CROAS Liguria Data 2012-01-29 Lingua  Italian Dimensioni 901.61 KB Download 1228

FISH - Dove va l'assistenza

Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: Osservazioni della FISH.
L’analisi del DDL da parte della FISH ha il pregio di valutare in modo coordinato l’impatto degli articoli relativi alla parte previdenziale (art. 1- 9) con il contenuto dell’art 10 relativo alla parte “assistenziale” della legge delega. Alla riorganizzazione ed ai tagli delle indennità si somma infatti la fiscalizzazione delle prestazioni monetarie,( qualsiasi erogazione economica sarà assoggettata alle imposte). Ne viene fuori una disanima impietosa, non ideologica, del provvedimento sotto tutti i punti di vista: normativo, economico, di efficacia reale, di (in)coerenza con le precedenti normative che hanno regolato e regolano il sistema. Vale la pena di leggere tutte e 30 le pagine che compongono la presa di posizione della federazione che chiude con una dichiarazione di inemendabilità del testo, quindi con un sostanziale rigetto della norma. Viene sottolineato – analogamente a quanto osservato in altre audizioni – il ricorso ad una concezione arcaica dell’assistenza con l’uso del termine “autenticamente bisognosi” sul quale la FISH osserva: “È un riferimento completamente nuovo nella normativa italiana. “Autenticamente” presuppone una valutazione, dei criteri, un soggetto preposto a verificare l’effettiva oggettività di uno status. (....) “Bisognosi” è un termine “antico” e caritatevole che si riteneva superato dall’ordinamento italiano, come già avvenuto nella cultura e nella società. Il “bisogno” non circoscrive un diritto soggettivo e forse nemmeno un interesse legittimo attivabile degli interessati, ma una stato di necessità che abbisogna della carità altrui.”

Sito CROAS Liguria Data 2012-01-30 Dimensioni 690.09 KB Download 1220

Nerina Dirindin - Dove va l'assistenza

Nerina Dirindin
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: osservazioni sull’articolo 10.
Nerina Dirindin, è professore di Economia Pubblica presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Finanziarie “G. Prato” della Facoltà di Economia – Università di Torino. Ci si dovrebbe aspettare una analisi sulle dinamiche economiche che il disegno di legge va ad articolare. Ma le osservazioni conducono l’autrice ad una considerazione che è sottesa a tutta la sua testimonianza: nella norma non ci sono in alcun modo elementi definiti, chiari che possano permettere una valutazione complessiva sull’efficacia degli interventi previsti. Anzi “il documento sorprende per la crudezza con la quale esprime la ferma intenzione di ridurre e/o riorganizzare drasticamente la spesa in materia sociale, senza far trasparire alcuna consapevolezza dei problemi concreti delle persone più deboli e senza alcuna preoccupazione per le eventuali ricadute negative” In particolare Dirindin valuta criticamente l’impatto della costituzione del “fondo per l’indennità sussidiaria” che andrebbe a sostituire l’attuale “indennità di accompagnamento” declassando quest’ultimo da diritto esigibile a erogazione monetaria subordinata alle disponibilità di bilancio.

Sito Gruppo Solidarietà Data 2012-01-30 Lingua  Italian Dimensioni 183.24 KB Download 1202

Cittadinanza Attiva - Dove va l'assistenza

Cittadinanza Attiva
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: commento e proposte per la sostenibilità del welfare.
Cittadinanza Attiva premette alla propria analisi del DDL uno studio completo dei vari provvedimenti di “stabilizzazione finanziaria” approvati a partire da maggio 2010 e del loro effetto sul complesso delle politiche sociali e sanitarie dimostrando che il settore è stato già fortemente depauperato e che l’imperativo dell’art 11 (la delega dovrà “produrre” in ogni caso risparmi per le finanze pubbliche per un totale di 24 miliardi) non pone condizioni per la proposizione di azioni positive compatibili con la finalità della delega. Viene evidenziato il contrasto tra gli effetti che seguono l’eventuale approvazione di questa norma e gli obbiettivi della Strategia Europa 2020 sottoscritti dall’Italia, soprattutto per ciò che concerne le azioni di contrasto alla povertà e l’inclusione sociale. In questo senso anche Cittadinanza Attiva non vede margine di trattativa, e l’intero articolo 10 non può essere coerentemente emendabile in alcun modo. Ci sono una serie di motivazioni (argomentate nel testo) che giustificano questa posizione:

a) “Fare cassa” non può essere la finalità di una riforma assistenziale
b) Un modello di intervento che altera l’ispirazione costituzionale
c) Una legge che smantella l’idea di welfare universalistico e di sviluppo umano
d) La vergogna della social card e la politica dello stigma morale
e) Un provvedimento destinato a creare nuova povertà
f) Le organizzazioni civiche ridotte a bancomat
g) Mancanza di risorse e compiti vaghi per le istituzioni pubbliche

Sito Cittadinanza Attiva Data 2012-01-30 Lingua  Italian Dimensioni 362.89 KB Download 1217

CGIL - Dove va l'assistenza

CGIL
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati.
Le osservazioni della maggiore formazione sindacale italiana intervengono su tutto il complesso della delega e con toni ed argomenti fortemente critici come era lecito aspettarsi, connotati da una lettura politica d’insieme. Sul tema della riforma assistenziale la CGIL denuncia l’intento di procedere – con questa norma – alla abrogazione della legge 328/00, ma non si tratta solo di evidenziare la sottrazione di risorse che invalidano qualsiasi azione di sviluppo della riforma dell’assistenza, c’è infatti il dichiarato intento del governo in questo senso. È infatti riportato un passo significativo della relazione tecnica che accompagna il DDL: “L'attuazione della delega, contenuta nel disegno di legge in esame, determina l'abrogazione delle leggi attualmente vigenti in materia di tributi, nonché in materia socioassistenziale.”. Questo processo è – per la CGIL – già stato quasi completamente compiuto con il precedente taglio dei fondi agli enti locali attraverso il progressivo definanziamento del Fondo per le Politiche Sociali.

Sito CROAS Liguria Data 2012-01-30 Lingua  Italian Dimensioni 259.92 KB Download 1123

Emanuele Ranci Ortigosa - Dove va l'assistenza

Emanuele Ranci Ortigosa
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati.
“L’eutanasia” della 328 è anche la preoccupazione del direttore di Prospettive Sociali e Sanitarie che divide il suo documento in 2 parti. Nel merito dell’art 10 pur riconoscendo condivisibili gli enunciati del comma 1), poi di fatto ammette che il proseguo della norma non assolve in alcun modo al mandato dichiarato: le misure di razionalizzazione del sistema o sono inadeguate o addirittura improprie. Con la seconda parte del documento Ranci Ortigosa propone alle commissioni parlamentari l’esito dello studio condotto dall’IRS con il quale è stata prodotta una proposta di riforma illustrata nel convegno del 29 settembre 2011 “Disegniamo il welfare di domani”. La proposta ha i suoi cardini in due passaggi: il decentramento completo delle risorse economiche a carattere assistenziale (o meglio non previdenziale) gestite dall’INPS e l’introduzione del concetto di “universalismo selettivo” intendendo con quest’ultimo il diritto universale alle prestazioni graduate però sulla base delle condizioni reddituali e patrimoniali. Come si intuisce si tratta di un approccio del quale gli stessi proponenti evidenziano la delicatezza e la “prudenza” su una possibile progressiva implementazione anche in ragione delle diverse situazioni economico-sociali dei territori regionali.

Sito Gruppo Solidarietà Data 2012-01-30 Lingua  Italian Dimensioni 168.4 KB Download 1228

Tiziano Vecchiato - Dove va l'assistenza

Tiziano Vecchiato
Il documento dell’audizione alla camera dei deputati: le osservazioni della Fondazione “E. Zancan” onlus
L’audizione del direttore della Fondazione “E. Zancan” affronta in via preliminare i rilievi di costituzionalità del DDL, sollevati in molti interventi, ma qui evidenziati in tutta la loro criticità: la delega va a legiferare su temi che la costituzione attribuisce agli organismi regionali ed entra perfino nel merito (con le norme sulla social card) dell’organizzazione dei servizi dei comuni. L’insieme del documento evidenzia i limiti di un provvedimento che non interviene in una logica “di sistema”, a partire dall’assenza di una chiara valutazione di impatto di quelli che sono i “valori” economici in discussione, ovvero di quali di questi sono voci di spesa sociale (e anche queste variamente intepretabili) o interventi di agevolazione fiscale, per terminare ribaltando la “dottrina” del DDL in direzione della visone di investimento della spesa sociale.

Sito Homepage Data 2012-01-30 Lingua  Italian Dimensioni 199.42 KB Download 1323

Conclusioni

Sarebbe un errore gravissimo limitarsi a considerare l’attuale contesto di crisi come un transitorio periodo di “vacche magre” nel quale anche le politiche del welfare debbano contribuire con la loro parte, ammesso che questa sia una logica accettabile proprio nel momento socio-economico che stiamo vivendo.

Le proposte politiche in itinere non sono infatti di semplice adeguamento alla situazione, ma si configurano come una vera e propria controriforma le cui conseguenze appaiono irreversibili.

La nostra professione, con poche eccezioni, sembra sottovalutare gli effetti devastanti che l’eventuale approvazione della legge delega all’esame del parlamento potrà portare al sistema dei servizi, ad un approccio moderno della pratica professionale, al ruolo degli operatori impegnati e non ultimo al benessere sociale.

Dove va l'assistenza - complessivo

Comprende tutti i testi di "Dove va l'assistenza"

Sito Maurizio Cartolano Data 2012-01-30 Lingua  Italian Dimensioni 2.74 MB Download 1391

Il disegno di legge 4566 – al momento in cui scriviamo queste note a gennaio 2012
– è all'esame delle commissioni riunite finanze ed affari sociali. Si tratta di un DDL
presentato dal precedente governo il 29 luglio 2011 nell'ambito più generale degli
interventi previsti per il contenimento della spesa pubblica. Il dettato del provvedimento
recita: "Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale". Si tratta quindi di una
legge che il parlamento ha facoltà di approvare e che, nell'ambito dei paletti previsti
appunto dalla legge stessa, da mandato al Governo di predisporre nell'arco di 2 anni, una
serie di provvedimenti normativi tesi a rendere operativi gli intendimenti contenuti nella
norma di delega.
La portata della legge delega in effetti è tale che avrebbe avuto più senso che della
intera questione fosse stato direttamente investito il parlamento, si tratta infatti di interventi
strutturali in settori importanti del nostro sistema di welfare: previdenza, sanità, interventi a
sostegno del reddito e politiche sociali. D'altra parte il Governo non ha proposto il
provvedimento con la finalità di mettere a punto le pur necessarie azioni di riforma del
sistema, piuttosto la richiesta di delega nasce dalla valutazione squisitamente politica di
intervenire con tagli - l'art 11 è nella sua laconicità chiarissimo in questo senso - su una
voce di spesa del sistema sociale. In questo senso è appena il caso di sottolineare che la
proposta è presentata dal ministro delle finanze e non di concerto, come è d'uso in queste
circostanze, anche dal ministro del welfare.
Tutto il testo è compreso in 11 articoli, i primi 9 articoli trattano delle varie norme
fiscali e previdenziali e che – per la natura delle innovazioni che verrebbero introdotte -
sono state oggetto di numerose notizie di stampa.
Più defilato invece è stato il dibattito intorno all'art 10 che prendiamo in esame.
L’articolo che tratta della riforma assistenziale ha presupposti che in larga parte appaio
condivisibili. Leggiamo dalla presentazione: “La presente delega è quindi rivolta a
ricomporre il quadro allineando quello che oggi è disallineato, attraverso il riferimento alle
disposizioni costituzionali degli articoli 117 (livelli essenziali) e 118 (sussidiarietà) della
Costituzione. Lo scopo è quello di permettere che i servizi socio-sanitari possano
integrarsi con i servizi del welfare.” e ancora nella relazione tecnica: “La delega in esame,
quindi, mette in atto una serie di misure volte a superare le attuali sovrapposizioni e
duplicazioni di servizi e di prestazioni, che rendono poco efficace il sistema attuale.
Attraverso l'adozione dei decreti legislativi verrà attuato un quadro della spesa per il
welfare meno frammentato, con pochi attori che erogano le prestazioni a favore dei
cittadini. Il sistema così delineato permetterà di ottenere, attraverso la riqualificazione e
l'integrazione dei vari livelli di governo, una maggiore efficacia ed economicità.”
Ma se i presupposti appaio significativi, la norma in realtà esprime delle palesi
contraddizioni: evidenziamo in questo ambito una interpretazione perlomeno azzardata del
principio di sussidiarietà. L'articolo 10 in coerenza con la dottrina che ha ispirato la
redazione del “Libro Bianco”, va ad attribuire – in nome della sussidiarietà – le
competenze assistenziali primarie sulla persona direttamente alla famiglia (sul cui ruolo c’è
un’enfasi strumentale utile solo al conferimento di un vero e proprio ruolo surrogatorio
delle politiche sociali per la persona), alle organizzazioni del terzo settore (qui messe
indistintamente in un mix unico che comprende volontariato, no profit in senso generale e
cooperazione sociale) e i comuni a cui è demandata la regia della gestione delle social
card.
Al di là degli aspetti di correttezza costituzionale sulla quale si sono soffermate
molte osservazioni negli interventi, è evidente l’abiura ad ogni principio di programmazione
e organizzazione dei servizi a livello pubblico, direttamente accusati nella presentazione
della proposta di legge di inefficacia e inefficienza. Si legge infatti che la gestione dei
servizi da parte del settore privato (un privato alquanto indistinto come detto prima): “È
un'opzione decisiva perché spesso, a causa di un pregiudizio ideologico non ancora del
tutto tramontato, il Terzo settore non è ancora debitamente valorizzato e si continua a
ritenere che sia meglio la gestione pubblica diretta, anche quando costa di più e rende
qualitativamente meno di un servizio erogato da un ente con finalità sociali. In altre parole,
il pubblico continua aprioristicamente a essere ritenuto moralmente migliore e da
privilegiare a dispetto di ogni risultato qualitativo e quantitativo.”
In realtà questo “pregiudizio ideologico” credo che sia ormai praticamente
irrintracciabile, indipendentemente dalla composizione politica delle amministrazioni
territoriali, nelle varie organizzazioni locali dei servizi che sempre più esternalizzano le
azioni di politica sociale ad organismi del privato sociale che siano cooperazione o
associazioni di promozione sociale. Il riferirsi a questa istanza appare qui più strumentale
a giustificare l’attribuzione tout court di competenze (e responsabilità aggiungiamo) alla
fine della filiera, al punto che la gestione della social card - per esempio - è normata così
(comma 1/e): “con lo scopo di identificare i beneficiari in termini di prossimità, di integrare
le risorse pubbliche con la diffusa raccolta di erogazioni e benefìci a carattere liberale, (i
comuni provvedono) di affidare alle organizzazioni non profittevoli la gestione della carta
acquisti attraverso le proprie reti relazionali”
Come si vede salta anche un altro principio importante di politica sociale: l’esigibilità
dei diritti, ovvero una esigibilità che si potrà esercitare passando obbligatoriamente
attraverso i centri di ascolto Caritas (e lo dico con tutto il rispetto) o altre iniziative
volontaristiche di questo tipo.
Ci sono numerosi altri punti di criticità nel disegno di legge ben osservati dai diversi
interlocutori che sono riportati in questo testo per i quali non è possibile tracciare una
sintesi collettiva che non sia quella – concorde – che occorre smettere di considerare le
politiche sociali come un costo, ma ribaltare la logica e attribuire a queste la finalità di
investimento per la crescita sociale della comunità.
Maurizio Cartolano
Letto 47547 volte Ultima modifica il Giovedì, 02 Febbraio 2012 22:27

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